Cronaca
Omicidio Cutrera, scarcerato uno dei due arrestati
Villardita: «Per l'altro fratello ricorso in Cassazione»
Villardita: «Per l'altro fratello ricorso in Cassazione»
Il Tribunale del riesame di Catania accoglie l'istanza del difensore e rimette
in libertà il più giovane degli allevatori fermati nella notte tra l'11 e il 12
ottobre. Tra 45 giorni le motivazioni della sentenza.
Dopo 25 giorni di detenzione, torna in libertà il 42enne arrestato nella notte
tra l'11 e il 12 ottobre scorso, insieme al fratello 54enne, per il delitto del
50enne Giovanni Cutrera e per il ferimento di un 35enne che si trovava in sua
compagnia.
Fermati per il delitto di contrada Conventazzo – Nei confronti dei due allevatori,
originari di Tortorici (in provincia di Messina), ma da anni residenti a Vizzini,
era stata mossa l'accusa di omicidio volontario in concorso e tentato omicidio.
Quella notte, infatti, Cutrera era stato ferito a morte, probabilmente con un
bastone e un'ascia, in contrada Conventazzo.
A innescare la lite sarebbero stati i contrasti maturati nell'ambito dell'allevamento di bestiame, settore nel quale la vittima aveva di recente avviato un'attività. Nelle ore precedenti il tragico epilogo, inoltre, Cutrera sarebbe stato scoperto dai presunti assassini mentre incendiava, con l'aiuto di un complice, almeno una delle tre auto distrutte dalle fiamme, appartenenti al più giovane degli arrestati e ad alcuni suoi parenti e amici.
Si ridimensiona il quadro accusatorio – Il 42enne, assistito dall'avv. Francesco Villardita, è stato scarcerato ieri mattina dal Tribunale del riesame di Catania, presieduto dal giudice Gabriella Larato (a latere Pietro Currò ed Enrico De Masellis), che ha accolto, per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza, la richiesta di revisione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Caltagirone, Ettore Cavallaro, su istanza del pm Antonia Sartori.
Resta invece in cella, a Caltagirone, l'altro allevatore fermato, difeso, oltre
che dall'avv. Villardita, anche dall'avv. Antonino Grippaldi. Nei confronti del
maggiore dei due fratelli il Tribunale ha escluso le aggravanti contestate, ma
ha confermato la misura cautelare.
Entro 45 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza, ma già i legali del detenuto preparano il ricorso agli organi superiori per chiedere la scarcerazione del loro assistito. «Attenderemo l'esito della motivazione – annuncia Villardita – e poi ricorreremo sicuramente in Cassazione avverso il provvedimento restrittivo, sia sotto il profilo della qualificazione giuridica del fatto, sia sotto il profilo dell'assenza di esigenze cautelari, poiché, a prescindere dalla qualificazione giuridica del fatto, non sussiste alcun pericolo di reiterazione del reato, considerate tutte le circostanze del caso concreto».
La vittima ferita mortalmente a colpi di bastone e di ascia.
A innescare la lite sarebbero stati i contrasti maturati nell'ambito dell'allevamento di bestiame, settore nel quale la vittima aveva di recente avviato un'attività. Nelle ore precedenti il tragico epilogo, inoltre, Cutrera sarebbe stato scoperto dai presunti assassini mentre incendiava, con l'aiuto di un complice, almeno una delle tre auto distrutte dalle fiamme, appartenenti al più giovane degli arrestati e ad alcuni suoi parenti e amici.
Si ridimensiona il quadro accusatorio – Il 42enne, assistito dall'avv. Francesco Villardita, è stato scarcerato ieri mattina dal Tribunale del riesame di Catania, presieduto dal giudice Gabriella Larato (a latere Pietro Currò ed Enrico De Masellis), che ha accolto, per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza, la richiesta di revisione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Caltagirone, Ettore Cavallaro, su istanza del pm Antonia Sartori.
Resta invece in cella, a Caltagirone, l'altro allevatore fermato, difeso, oltre
Per il 54enne escluse le aggravanti contestate ma confermata la misura cautelare in carcere.
Entro 45 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza, ma già i legali del detenuto preparano il ricorso agli organi superiori per chiedere la scarcerazione del loro assistito. «Attenderemo l'esito della motivazione – annuncia Villardita – e poi ricorreremo sicuramente in Cassazione avverso il provvedimento restrittivo, sia sotto il profilo della qualificazione giuridica del fatto, sia sotto il profilo dell'assenza di esigenze cautelari, poiché, a prescindere dalla qualificazione giuridica del fatto, non sussiste alcun pericolo di reiterazione del reato, considerate tutte le circostanze del caso concreto».
07/11/2015 | 8335 letture | 0 commenti
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