Inchiesta
Il Cara rilancia: 108mila euro per il Natale in 9 Comuni
L'integrazione dei migranti sul modello "gita scolastica"
L'integrazione dei migranti sul modello "gita scolastica"
L'assemblea del consorzio «Calatino terra d'accoglienza» mette a
disposizione 12mila euro per ciascun sindaco, il 20 percento in più di quanto
stanziato per la partecipazione dei migranti alle manifestazioni estive.
Al Cara di Mineo l'integrazione è una indiscutibile vocazione. Sia quella dei migranti
sia quella delle casse comunali. Entrambe vanno infatti di pari passo, a suon di
generosissimi contributi elargiti con fondi pubblici. E così il consorzio
«Calatino terra d'accoglienza» provvede anche per Natale a integrare
gli asfittici bilanci delle manifestazioni organizzate dai nove Comuni associati, che
in estate si erano spartiti 90mila euro
e adesso rilanciano, mettendone sul piatto 108mila.
Il 28 novembre l'assemblea dei sindaci del consorzio vota le variazioni di bilancio,
distribuendo quasi un milione di euro extra su vari capitoli necessari a garantire
l'assistenza a una popolazione media preventivata di 3.700 ospiti, ma nei fatti
salita a quota 3.900. Lo stesso giorno il direttore generale, Giovanni Ferrera,
prende carta e penna per informare i sindaci (dai quali era già stato «sollecitato»)
che sono disponibili 12mila euro ciascuno, da destinare «all'integrazione
degli immigrati ospiti del Cara di Mineo», invitandoli a presentare i progetti.
Ai primi Comuni bastano giusto un paio di giorni per deliberare.
Un esempio di come vengono impiegate le somme si era già avuto tra agosto e settembre, quando sagre e spettacoli estivi avevano beneficiato dei contributi del Cara in
nome dell'integrazione. Dai primi atti approvati a dicembre dai Comuni, sembra
che la musica non sia cambiata.
Il caso più eclatante, a distanza di quattro mesi, diventa quello di San Cono, dove il preventivo di spesa indica 1.500 euro per «transfer e accoglienza ospiti Cara», ma gli organizzatori riescono a stringere ulteriormente la cinghia, cavandosela con meno della metà: 330 euro per il trasporto di 50 fortunati ospiti e 400 euro per sfamarli. Il resto del contributo serve per il contorno: esibizioni musicali, festa di Santa Lucia, presepe vivente, spettacoli, mercatini e luminarie.
Il Comune di Raddusa, vista «l'enorme mole di lavoro da predisporre», affida tutto alla Pro Loco. Zero sforzi e zero spese per quello di Mirabella Imbaccari, che sceglie invece il consorzio Sol.Calatino (uno dei partners della cordata di imprese che gestisce i servizi del Cara) per la realizzazione di non meglio specificate «attività progettuali», di cui lo stesso soggetto privato si è impegnato a cofinanziare «eventuali altre spese necessarie» oltre ai 12mila euro già stanziati.
A Castel di Iudica l'Amministrazione rinuncia invece al Natale con i migranti di Mineo e dirotta le risorse sulla Sagra del pecorino del prossimo aprile, che per l'occasione diventa un evento di «folklore, cultura e integrazione». Con buona pace del direttore Ferrera, che in conferenza stampa aveva archiviato le polemiche sull'impiego dei fondi per le manifestazioni ritenendo semplicemente che «lo sbaglio che ha fatto il consorzio è quello di cambiare il titolo».
Poco si sa, invece, degli altri Comuni, che non hanno ancora reso pubbliche le deliberazioni in merito. Mineo già a inizio novembre, prima che il consorzio stanziasse i 108 mila euro, aveva impegnato oltre 45mila euro per l'ormai famoso Natale nei vicoli.
Il logo del consorzio «Calatino terra d'accoglienza» finisce anche sui manifesti degli eventi natalizi e del «Presepe verghiano e multietnico» di Vizzini.
I sindaci giurano sulla buona fede e sugli intenti delle iniziative. Sarebbe, tuttavia, molto più semplice ammettere e pretendere che i Comuni impegnati nell'accoglienza debbano beneficiare, più in generale, di meccanismi perequativi chiari,
tali da togliere le amministrazioni dall'imbarazzo di inventare progetti cuciti
addosso a eventi per i quali altrimenti occorrebbe raschiare il fondo del barile.
Il modello "gita scolastica" per l'integrazione suscita inevitabili dubbi. Trasportare un paio di volte l'anno qualche autobus pieno di migranti (a fronte dei quasi 4mila ospiti del Cara) per mezza giornata in un presepe o in un concertino estivo di qualche Comune del Calatino servirà a stento per giustificare i progetti, non certo per avvicinare la popolazione locale a gente che vive per quasi tutto il resto del tempo in un enorme e costosissimo ghetto.
L'integrazione si fa a scuola, quando i figli dei migranti siedono accanto a quelli degli italiani. Nel lavoro, contrastando lo sfruttamento della manodopera straniera in nero e per pochi spiccioli. E sul territorio, archiviando i mega centri da 4mila migranti (con relativi "appetiti" di dubbia legalità) per puntare sulla micro ospitalità diffusa.
Un esempio di come vengono impiegate le somme si era già avuto tra agosto e settembre, quando sagre e spettacoli estivi avevano beneficiato dei contributi del Cara in
A San Cono per l'integrazione basta una visita di 50 migranti con pasto incluso.
Il caso più eclatante, a distanza di quattro mesi, diventa quello di San Cono, dove il preventivo di spesa indica 1.500 euro per «transfer e accoglienza ospiti Cara», ma gli organizzatori riescono a stringere ulteriormente la cinghia, cavandosela con meno della metà: 330 euro per il trasporto di 50 fortunati ospiti e 400 euro per sfamarli. Il resto del contributo serve per il contorno: esibizioni musicali, festa di Santa Lucia, presepe vivente, spettacoli, mercatini e luminarie.
Il Comune di Raddusa, vista «l'enorme mole di lavoro da predisporre», affida tutto alla Pro Loco. Zero sforzi e zero spese per quello di Mirabella Imbaccari, che sceglie invece il consorzio Sol.Calatino (uno dei partners della cordata di imprese che gestisce i servizi del Cara) per la realizzazione di non meglio specificate «attività progettuali», di cui lo stesso soggetto privato si è impegnato a cofinanziare «eventuali altre spese necessarie» oltre ai 12mila euro già stanziati.
A Castel di Iudica l'Amministrazione rinuncia invece al Natale con i migranti di Mineo e dirotta le risorse sulla Sagra del pecorino del prossimo aprile, che per l'occasione diventa un evento di «folklore, cultura e integrazione». Con buona pace del direttore Ferrera, che in conferenza stampa aveva archiviato le polemiche sull'impiego dei fondi per le manifestazioni ritenendo semplicemente che «lo sbaglio che ha fatto il consorzio è quello di cambiare il titolo».
Poco si sa, invece, degli altri Comuni, che non hanno ancora reso pubbliche le deliberazioni in merito. Mineo già a inizio novembre, prima che il consorzio stanziasse i 108 mila euro, aveva impegnato oltre 45mila euro per l'ormai famoso Natale nei vicoli.
Il logo del consorzio «Calatino terra d'accoglienza» finisce anche sui manifesti degli eventi natalizi e del «Presepe verghiano e multietnico» di Vizzini.
I sindaci giurano sulla buona fede e sugli intenti delle iniziative. Sarebbe, tuttavia, molto più semplice ammettere e pretendere che i Comuni impegnati nell'accoglienza debbano beneficiare, più in generale, di meccanismi perequativi chiari,
Per i Comuni impegnati nell'accoglienza sarebbero da preferire meccanismi perequativi
chiari.
chiari.
Il modello "gita scolastica" per l'integrazione suscita inevitabili dubbi. Trasportare un paio di volte l'anno qualche autobus pieno di migranti (a fronte dei quasi 4mila ospiti del Cara) per mezza giornata in un presepe o in un concertino estivo di qualche Comune del Calatino servirà a stento per giustificare i progetti, non certo per avvicinare la popolazione locale a gente che vive per quasi tutto il resto del tempo in un enorme e costosissimo ghetto.
L'integrazione si fa a scuola, quando i figli dei migranti siedono accanto a quelli degli italiani. Nel lavoro, contrastando lo sfruttamento della manodopera straniera in nero e per pochi spiccioli. E sul territorio, archiviando i mega centri da 4mila migranti (con relativi "appetiti" di dubbia legalità) per puntare sulla micro ospitalità diffusa.
29/12/2014 | 2775 letture | 0 commenti
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