Lavoro
Cara di Mineo, i licenziamenti scendono a quota 99
Ma tra azienda e sindacato accordo lontano sui criteri
Ma tra azienda e sindacato accordo lontano sui criteri
I nuovi arrivi di migranti ridimensionano, per ora, gli esuberi tra gli operatori.
Ma dopo il «no» ai contratti di solidarietà è scontro sui parametri
da adottare per il taglio del personale.
L'altalena dei licenziamenti al Cara di Mineo raggiunge quota 99. Dei 133 lavoratori
in esubero inizialmente stimati dal consorzio che gestisce il centro d'accoglienza
di contrada Cucinella, infatti, 34 potrebbero adesso "salvarsi",
complici i recenti arrivi di migranti, che hanno fatto nuovamente aumentare
l'esigenza di personale nell'ex Residence degli aranci.
Il "nodo" della graduatoria – Lo ha reso noto l'azienda, mercoledì,
«Affermazioni demagogiche possono avere impatto negativo sulla concertazione»
L.G.) «I criteri sono stati proposti e discussi dalla Fp Cgil e dallo stesso D'Amico come elemento fondante per il mantenimento della qualità delle prestazioni verso gli ospiti del Cara di Mineo». Lo sottolinea il consorzio Nuovo Cara Mineo, che replica alla posizione del sindacato in merito ai parametri da adottare per i licenziamenti collettivi. La società «ha inteso evitare i licenziamenti. Nonostante maggiori oneri economici e organizzativi – aggiunge l'azienda –, il contratto di solidarietà avrebbe evitato il trauma sociale della riduzione occupazionale». Il consorzio si dice «sempre disponibile a discutere e negoziare, in sede istituzionale, il quantum di riduzione oraria non attestandosi su posizioni unilaterali. Ci aspettiamo – continua la nota – che nel prossimo incontro la Cgil si assuma le responsabilità delle proprie scelte e proposte, evitando, in una situazione assai complessa, affermazioni demagogiche e dichiarazioni fuorvianti che possono avere impatto negativo sulla concertazione». Secca la controreplica del sindacato. «I criteri – dice D'Amico – sono arrivati sul tavolo con un'ora e mezza di ritardo, privandoci della possibilità di studiarli e discuterli con i lavoratori. Ribadiamo la contrarietà all'ordine e alla misura in cui li ha proposti la società e facciamo notare di nuovo che non vi è traccia di riduzione del personale amministrativo, mentre "pagano" solo gli operai».
nel corso dell'ultimo incontro con i sindacati, che avevano chiesto in diverse
occasioni una revisione del taglio e aveva già ricevuto la disponibilità a una
riduzione oraria media del 43 percento per 120 unità, contro il precedente 50
da spalmare su 133 dipendenti. Dopo l'eloquente «no» dei lavoratori
ai contratti di solidarietà, dunque, il confronto tra consorzio e associazioni
di categoria prosegue sull'unico binario possibile, quello dei licenziamenti.
Adesso la partita si sposta sui criteri. Per determinare chi dovrà restare a casa, infatti, sarà necessario stilare una graduatoria. L'intenzione della società sembrerebbe quella di valutare, nell'ordine, le esigenze tecnico-organizzative (che avrebbero il maggior peso rispetto al resto), l'anzianità e, in ultimo, il carico familiare. Parametri che, però, la Fp Cgil del Calatino è intenzionata a bocciare.
«Alt» della Fp Cgil – Secondo Francesco D'Amico, segretario dell'organizzazione sindacale, si tratta di «criteri che non sono né equi né corretti rispetto ai principi dettati della normativa vigente. Non abbiamo alcuna intenzione di firmare un accordo del genere – prosegue il sindacalista – e, anzi, contesteremo questo tipo di scelte». Quanto flessibili siano le posizioni, lo si capirà dal prossimo incontro tra le parti, fissato per lunedì.
Intanto, tra gli operatori permane il clima di incertezza. Qualcuno non ha del tutto "digerito" il risultato del referendum che ha scartato la solidarietà difensiva e, adesso, tenta di riproporla in forma ristretta. Alcune categorie di lavoratori, infatti, sarebbero pronte a un confronto diretto con l'azienda per discutere nuovamente un sacrificio in termini di ore anziché di contratti. Impresa non facile, perché occorre ancora una volta superare i tanti tentennamenti che continuano a caratterizzare un fronte tutt'altro che unito.
BOTTA E RISPOSTA
«Affermazioni demagogiche possono avere impatto negativo sulla concertazione»
L.G.) «I criteri sono stati proposti e discussi dalla Fp Cgil e dallo stesso D'Amico come elemento fondante per il mantenimento della qualità delle prestazioni verso gli ospiti del Cara di Mineo». Lo sottolinea il consorzio Nuovo Cara Mineo, che replica alla posizione del sindacato in merito ai parametri da adottare per i licenziamenti collettivi. La società «ha inteso evitare i licenziamenti. Nonostante maggiori oneri economici e organizzativi – aggiunge l'azienda –, il contratto di solidarietà avrebbe evitato il trauma sociale della riduzione occupazionale». Il consorzio si dice «sempre disponibile a discutere e negoziare, in sede istituzionale, il quantum di riduzione oraria non attestandosi su posizioni unilaterali. Ci aspettiamo – continua la nota – che nel prossimo incontro la Cgil si assuma le responsabilità delle proprie scelte e proposte, evitando, in una situazione assai complessa, affermazioni demagogiche e dichiarazioni fuorvianti che possono avere impatto negativo sulla concertazione». Secca la controreplica del sindacato. «I criteri – dice D'Amico – sono arrivati sul tavolo con un'ora e mezza di ritardo, privandoci della possibilità di studiarli e discuterli con i lavoratori. Ribadiamo la contrarietà all'ordine e alla misura in cui li ha proposti la società e facciamo notare di nuovo che non vi è traccia di riduzione del personale amministrativo, mentre "pagano" solo gli operai».
Adesso la partita si sposta sui criteri. Per determinare chi dovrà restare a casa, infatti, sarà necessario stilare una graduatoria. L'intenzione della società sembrerebbe quella di valutare, nell'ordine, le esigenze tecnico-organizzative (che avrebbero il maggior peso rispetto al resto), l'anzianità e, in ultimo, il carico familiare. Parametri che, però, la Fp Cgil del Calatino è intenzionata a bocciare.
«Alt» della Fp Cgil – Secondo Francesco D'Amico, segretario dell'organizzazione sindacale, si tratta di «criteri che non sono né equi né corretti rispetto ai principi dettati della normativa vigente. Non abbiamo alcuna intenzione di firmare un accordo del genere – prosegue il sindacalista – e, anzi, contesteremo questo tipo di scelte». Quanto flessibili siano le posizioni, lo si capirà dal prossimo incontro tra le parti, fissato per lunedì.
Intanto, tra gli operatori permane il clima di incertezza. Qualcuno non ha del tutto "digerito" il risultato del referendum che ha scartato la solidarietà difensiva e, adesso, tenta di riproporla in forma ristretta. Alcune categorie di lavoratori, infatti, sarebbero pronte a un confronto diretto con l'azienda per discutere nuovamente un sacrificio in termini di ore anziché di contratti. Impresa non facile, perché occorre ancora una volta superare i tanti tentennamenti che continuano a caratterizzare un fronte tutt'altro che unito.
20/12/2015 | 2856 letture | 0 commenti
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