Cronaca
Cara di Mineo, le indagini della Procura a una svolta?
Prime indiscrezioni sulle decisioni dei magistrati
Prime indiscrezioni sulle decisioni dei magistrati
Dopo il parere di illegittimità dell'Autorità nazionale anticorruzione sull'appalto per la
gestione del centro di accoglienza di contrada Cucinella, novità potrebbero arrivare
anche dall'operato della magistratura etnea.
Le vicende che investono il Cara di Mineo potrebbero essere prossime a una svolta.
Dopo la recente "bocciatura" dell'appalto per la gestione del centro
d'accoglienza di contrada Cucinella da parte dell'Autorità nazionale anticorruzione
guidata da Raffaele Cantone, che ha trasmesso gli atti alle Procure di Catania
e Caltagirone, anche nelle inchieste della magistratura emergerebbero ipotesi di
responsabilità da parte di alcuni soggetti. Ad anticipare la notizia è Sudpress,
che oggi riporta «indiscrezioni circolanti in ambienti giudiziari»
che parlerebbero di «notifica in corso di conclusione di indagini a carico
di nomi di primaria importanza».
Magistrati al lavoro - Secondo la testata giornalistica online «sarebbero almeno 8 le personalità
coinvolte in questa prima fase». Al momento, dunque, le indiscrezioni non
fanno esplicito riferimento ai nomi dei soggetti che sarebbero finiti nel mirino
della Procura.
Il consorzio e l'appalto - Il Cara di Mineo è gestito dal Consorzio dei Comuni «Calatino terra d'accoglienza», di cui fanno parte Mineo, Vizzini, Ramacca, Licodia Eubea, San Cono, San Michele di Ganzaria, Castel di Iudica, Raddusa e Mirabella Imbaccari, rappresentati nel Cda e nell'Assemblea dai rispettivi sindaci.
A erogare servizi, lavori e forniture è invece un raggruppamento di imprese composto da Cooperative Sociali Casa della solidarietà, Senis Hospes, Sol.Calatino, Sisifo, Cascina Global Service, Pizzarotti e Comitato provinciale della Croce Rossa di Catania, che si è aggiudicato il discusso appalto unico da quasi 100 milioni di euro.
Ormai da diverso tempo le Procure di Catania e Caltagirone indagano sui sistemi di accoglienza di primo e secondo livello (rispettivamente Cara e Sprar) dei migranti nel Calatino, anche in base a quanto emerso dall'inchiesta romana «Mondo di mezzo» e alla posizione di Luca Odevaine, che per il consorzio «Calatino terra d'accoglienza» ha svolto il ruolo di consulente ed esperto prima di essere arrestato.
I rischi di una revoca - Ieri, intanto, è saltata la conferenza stampa convocata dal sindaco di Mineo, Anna Aloisi, nelle vesti di presidente del consorzio. I sindaci devono decidere cosa fare dopo la lettera di Cantone. Una scelta difficile, perché revocare l'appalto, come richiesto dall'Anac, comporterebbe il rischio di esporsi a un'azione legale da parte delle imprese vincitrici.
Il consorzio e l'appalto - Il Cara di Mineo è gestito dal Consorzio dei Comuni «Calatino terra d'accoglienza», di cui fanno parte Mineo, Vizzini, Ramacca, Licodia Eubea, San Cono, San Michele di Ganzaria, Castel di Iudica, Raddusa e Mirabella Imbaccari, rappresentati nel Cda e nell'Assemblea dai rispettivi sindaci.
A erogare servizi, lavori e forniture è invece un raggruppamento di imprese composto da Cooperative Sociali Casa della solidarietà, Senis Hospes, Sol.Calatino, Sisifo, Cascina Global Service, Pizzarotti e Comitato provinciale della Croce Rossa di Catania, che si è aggiudicato il discusso appalto unico da quasi 100 milioni di euro.
Ormai da diverso tempo le Procure di Catania e Caltagirone indagano sui sistemi di accoglienza di primo e secondo livello (rispettivamente Cara e Sprar) dei migranti nel Calatino, anche in base a quanto emerso dall'inchiesta romana «Mondo di mezzo» e alla posizione di Luca Odevaine, che per il consorzio «Calatino terra d'accoglienza» ha svolto il ruolo di consulente ed esperto prima di essere arrestato.
I rischi di una revoca - Ieri, intanto, è saltata la conferenza stampa convocata dal sindaco di Mineo, Anna Aloisi, nelle vesti di presidente del consorzio. I sindaci devono decidere cosa fare dopo la lettera di Cantone. Una scelta difficile, perché revocare l'appalto, come richiesto dall'Anac, comporterebbe il rischio di esporsi a un'azione legale da parte delle imprese vincitrici.
11/03/2015 | 2977 letture | 0 commenti
di R.I.
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