Approfondimenti
Sulla «strada della morte» 500 vittime e 20 mila feriti
Quattro giovani vite distrutte. Altrettante famiglie dilaniate dal dolore
e l’intera comunità di Giarratana sospesa tra l’incredulità e lo sconforto.
Ha lasciato un segno profondo la ...
Quattro giovani vite distrutte. Altrettante famiglie dilaniate dal dolore
e l’intera comunità di Giarratana sospesa tra l’incredulità e lo sconforto.
Ha lasciato un segno profondo la strage consumata sabato sera nello scorrimento
veloce Catania-Ragusa, sul cui asfalto hanno perso la vita Giuseppe Di Gaetano,
Fabio Di Pietro, Gabriele Corallo e Leandro Renna. Il terribile impatto tra la
loro Mini Cooper e un Tir pone nuovamente sotto i riflettori due importanti
questioni: la prudenza al volante e la sicurezza di un’asse viario tanto trafficato
quanto pericoloso.
Quattro giovani vite distrutte. Altrettante famiglie dilaniate dal dolore
e l’intera comunità di Giarratana sospesa tra l’incredulità e lo sconforto.
Ha lasciato un segno profondo la strage consumata sabato sera nello scorrimento
veloce Catania-Ragusa, sul cui asfalto hanno perso la vita Giuseppe Di Gaetano,
Fabio Di Pietro, Gabriele Corallo e Leandro Renna. Il terribile impatto tra la
loro Mini Cooper e un Tir pone nuovamente sotto i riflettori due importanti
questioni: la prudenza al volante e la sicurezza di un’asse viario tanto trafficato
quanto pericoloso.
L’ipotesi più accreditata, al momento, sembra quella di una perdita di controllo
della vettura da parte del guidatore, Giuseppe Di Gaetano, e la conseguente
"carambola" sui lati della strada e sulla parte anteriore sinistra dell’autoarticolato.
L’asfalto viscido a causa dell’umidità e della leggera pioggia caduta nel pomeriggio
ha inoltre contribuito alla perdita di aderenza della Mini Cooper col fondo stradale.
Delle effettive cause del disastro e di eventuali responsabilità si occuperà nei prossimi giorni la Procura aretusea. Restano, però, del tutto inadeguate all’intenso traffico giornaliero le condizioni di sicurezza della Catania-Ragusa, ormai costellata da croci che ricordano la vittime dei troppi incidenti mortali.
La statale Ragusa-Catania, nota come «la strada della morte», è stata costruita 40 anni fa, quando il volume di traffico era un decimo di quello attuale. Da quando la strada è in funzione i morti sono stati oltre 500, i feriti più di 20 mila.
Una strada a singola corsia per sopportare il traffico su gomme che attraversa tre province (Ragusa, Siracusa e Catania) è quanto di più anacronistico ci si possa aspettare oggi. Se a ciò si aggiunge un manto stradale ormai vecchio, nella maggior parte dei casi "rattoppato" alla meno peggio e in molti tratti costellato da pericolosissime buche, si comprende come uscire indenni da un viaggio sulla Catania-Ragusa rappresenta di per sè già una fortuna. Per non parlare, poi, degli svincoli “ciechi” che obbligano gli automobilisti a tagliare la carreggiata opposta.
Si è parlato spesso di raddoppi di corsia, e ancora si è a caccia, tramite il project financing, dei fondi necessari per la realizzazione dell’autostrada sostitutiva. Ma intanto continuano a circolare ogni giorno decine di migliaia di veicoli e tantissimi autoarticolati che trasportano le merci prodotte dalle aziende ortofrutticole del ragusano e del siracusano in tutta la Sicilia.
Gli incidenti sono quasi all’ordine del giorno. Negli ultimi mesi quattro scontri gravi hanno funestato il tratto tra Vizzini e Francofonte. Il bilancio parla di 7 morti e altrettanti feriti. Durante il giorno gli autovelox della polizia municipale fanno da deterrente per gli automobilisti più impazienti. Ma per il resto chi si occuperà, una volta per tutte, di arginare la lunga scia di sangue?
QUATTRO VITE SPEZZATE Da sinistra, Giuseppe Di Gaetano (21 anni), Leandro Renna (21 anni), Gabriele Corallo (20 anni) e Fabio Di Pietro (19 anni), i ragazzi di Giarratana morti sulla Catania-Ragusa sabato sera.
Delle effettive cause del disastro e di eventuali responsabilità si occuperà nei prossimi giorni la Procura aretusea. Restano, però, del tutto inadeguate all’intenso traffico giornaliero le condizioni di sicurezza della Catania-Ragusa, ormai costellata da croci che ricordano la vittime dei troppi incidenti mortali.
La statale Ragusa-Catania, nota come «la strada della morte», è stata costruita 40 anni fa, quando il volume di traffico era un decimo di quello attuale. Da quando la strada è in funzione i morti sono stati oltre 500, i feriti più di 20 mila.
Una strada a singola corsia per sopportare il traffico su gomme che attraversa tre province (Ragusa, Siracusa e Catania) è quanto di più anacronistico ci si possa aspettare oggi. Se a ciò si aggiunge un manto stradale ormai vecchio, nella maggior parte dei casi "rattoppato" alla meno peggio e in molti tratti costellato da pericolosissime buche, si comprende come uscire indenni da un viaggio sulla Catania-Ragusa rappresenta di per sè già una fortuna. Per non parlare, poi, degli svincoli “ciechi” che obbligano gli automobilisti a tagliare la carreggiata opposta.
Si è parlato spesso di raddoppi di corsia, e ancora si è a caccia, tramite il project financing, dei fondi necessari per la realizzazione dell’autostrada sostitutiva. Ma intanto continuano a circolare ogni giorno decine di migliaia di veicoli e tantissimi autoarticolati che trasportano le merci prodotte dalle aziende ortofrutticole del ragusano e del siracusano in tutta la Sicilia.
Gli incidenti sono quasi all’ordine del giorno. Negli ultimi mesi quattro scontri gravi hanno funestato il tratto tra Vizzini e Francofonte. Il bilancio parla di 7 morti e altrettanti feriti. Durante il giorno gli autovelox della polizia municipale fanno da deterrente per gli automobilisti più impazienti. Ma per il resto chi si occuperà, una volta per tutte, di arginare la lunga scia di sangue?
22/12/2008 | 4988 letture | 0 commenti
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