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Lavoro
Cara di Mineo da chiudere? Confali "chiama" i sindaci
Per Grosso «bisogna difendere il posto con i denti»
Il sindacato boccia la posizione della Commissione parlamentare d'inchiesta, che dopo l'ispezione aveva chiesto lo smantellamento del centro per migranti. Ieri, intanto, sit-in e riunione in prefettura.
Di chiusura non vogliono proprio sentirne parlare. Poco importa se a invocare lo smantellamento del Cara di Mineo, ultima in ordine di tempo, è la Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema d'accoglienza dei migranti, che la scorsa settimana ha ispezionato l'ex Residence degli aranci, uscendone con un'impressione tutt'altro che positiva. Per il sindacalista Maurizio Grosso, che ieri ha riunito davanti alla prefettura di Catania una rappresentanza di dipendenti, «bisogna difendere il posto di lavoro con i denti, visto che il gruppo dirigente del Cara, non avendo adeguato la struttura agli indirizzi forniti dalla Commissione, ne sta mettendo a rischio l'esistenza».
Foto n. 2
Dito puntato contro i gestori – In ballo ci sono quasi 400 posti in quella che, di fatto, è la più grande "azienda" del Calatino. «È singolare – fa notare il segretario del Confali – che i sindaci, che nel recente
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Sono in gioco centinaia di contratti nella più grande "azeinda" del Calatino.
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passato si sono riempiti la bocca della capacità d'accoglienza e della solidarietà del territorio, oggi non levino gli scudi in difesa del Cara». Grosso non nega che allo stato attuale il centro sia «indifendibile. È necessario – aggiunge però – che i sindaci caccino gli attuali amministratori, poiché, muovendosi in continuità con i precedenti, hanno fallito». Nei prossimi giorni l'associazione di categoria proverà a fare uscire allo scoperto sia i primi cittadini sia i parlamentari del territorio.

Il nodo del monte ore – Nel frattempo, il Confali punta il dito anche contro «il mancato rispetto del contratto di appalto». Secondo il sindacalista, «l'impegno del monte ore del personale risulta inferiore a quello stabilito contrattualmente. La totalità del personale non è a tempo pieno, bensì a tempo
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A breve il pagamento dell stipendio di maggio, resta invece aperta la questione dei licenziati.
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parziale, per cui il numero dei dipendenti non è indicativo. In realtà – chiarisce Grosso –, le ore espletate sono almeno 2.000 in meno di quelle stabilite».
Restano ancora aperte, inoltre, le questioni che riguardano il pagamento degli stipendi arretrati, l'adeguamento del contratto, l'equa distribuzione degli straordinari e il reintegro dei dipendenti licenziati a febbraio. La protesta ha fruttato intanto un incontro con la dirigente dell'Ufficio di gabinetto del prefetto, Antonina Latino, che ha rassicurato il sindacato. Lo stipendio di maggio è in lavorazione, mentre la prefettura sta esaminando le altre problematiche. Più complicato il reintegro dei licenziati, per i quali sarà necessario attendere il pronunciamento dei giudici.
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16/07/2016 | 4583 letture | 0 commenti
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