Cronaca
Cara di Mineo, i sindaci del consorzio si arrendono
Aloisi anticipa l'Anac: «Scioglimento o mi dimetto»
Aloisi anticipa l'Anac: «Scioglimento o mi dimetto»
Mafia Capitale fa crollare gli ultimi "irriducibili". L'assemblea di
martedì metterà la parola fine al raggruppamento di Comuni che gestiscono dal
punto di vista amministrativo il centro d'accoglienza di contrada Cucinella.
I sindaci del consorzio «Calatino terra d'accoglienza» gettano la spugna.
Dopo la nuova ondata di arresti, perquisizioni, sequestri e avvisi di garanzia
nell'ambito delle inchieste delle Procure di Roma e Catania su Mafia Capitale e
sul business dei migranti, anche i più convinti sostenitori del ruolo dei Comuni
nella gestione del Cara di Mineo fanno dietrofront.
Sindaci del Pd in "rotta" - I disimpegni iniziali, al termine
della riunione di partito svoltasi lunedì a Catania, erano stati quelli dei cinque
primi cittadini del Partito democratico, pressati dalla segreteria provinciale e
infastiditi dalla scelta del direttore generale Giovanni Ferrera di confermare
l'appalto bocciato dall'Autorità nazionale anticorruzione. Francesco Zappalà
(Ramacca) e Gianluca Petta (San Michele di Ganzaria) avevano ufficializzato
giovedì la loro decisione, seguiti da Giovanni Verga (Licodia Eubea), Cosimo
Marotta (Raddusa) e Salvatore Barbera (San Cono), che venerdì hanno avviato
l'iter di uscita dal consorzio.
Anche a Vizzini l'esperienza nella gestione amministrativa del centro di contrada Cucinella sembra al capolinea. Il sindaco, Marco Sinatra, tirato in ballo nel filone etneo di Mafia Capitale, tace. Si limita a uno stringato «ritengo che l'uscita dal consorzio sia di competenza del Consiglio, valuterò» il suo vice, Santo Cilmi. Il presidente dell'assise, Vito Cortese, ha però già chiesto di preparare le carte per una seduta urgente. Almeno 8 i voti "trasversali" che allineeranno Vizzini al fronte dei ribelli.
Aloisi anticipa tutti - Ma le delibere dei Comuni (comunque efficaci, per statuto, non prima del prossimo 31 dicembre) potrebbero essere ininfluenti per chiudere i battenti del consorzio. Il sindaco di Mineo, infatti, anticipa tutti e annuncia la prossima mossa. «Martedì avremo un'assemblea - rivela Anna Aloisi nelle vesti di presidente del Cda - e in quell'occasione chiederò lo
scioglimento del consorzio. Diversamente mi dimetterò da presidente».
Anche la prima cittadina menenina, destinataria di uno dei 6 avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Catania, sembra non aver preso bene i sospetti dei magistrati. «Sto solo attendendo l'assemblea - aggiunge con tono amareggiato -, per me il consorzio non ha più motivo di esistere visto il modo in cui siamo stati trattati. Invece di ringraziarci per il lavoro di integrazione, siamo stati presi a pesci in faccia. Di consorzio e di Cara non ne voglio più sapere. Immagini Mineo cosa ha subìto: la rivolta dei migranti e dei cittadini... si immagini se voglio restare nel consorzio».
Non si opporrà Pippo Grasso per Castel di Iudica (in "rotta" anche con il sistema Sprar), né, probabilmente, Vincenzo Marchingiglio per Mirabella Imbaccari.
Le polemiche - Qualcuno se ne va sbattendo la porta, altri la chiudono garbatamente. Nessuno, però, la lascia aperta. Indietro non si torna. Anzi, si anticipano i tempi di un probabile intervento di Raffaele Cantone. Il capo dell'Anac ha "bacchettato" due volte il mega appalto da 97 milioni di euro, un «abito su misura» che, per il magistrato, è ancora «oggetto di attenzione» pronta a sfociare in un «eventuale commissariamento»
del Cara.
Sostenitori (ormai ex) e detrattori di questa esperienza durata 2 anni e mezzo si tolgono ora qualche sassolino dalla scarpa, dopo che nei mesi scorsi erano venuti giù macigni sul consorzio. «Se non si concertano le cose - si domanda Marotta - che ci stiamo a fare? La politica all'inizio si è inserita in modo forte in tutto ciò che ha orbitato all'interno del centro, non ci facevano vedere la palla». Non si tira indietro nemmeno il vice presidente del Consiglio comunale di Vizzini. «Anche a tutela delle centinaia di lavoratori del Cara - sottolinea Vito Cassone -, l'uscita dal consorzio è imprescindibile. Il Pd aveva già dato indicazioni in tal senso. Avevo sollecitato in tempi non sospetti, prima che riesplodesse Mafia Capitale, il segretario locale e vice sindaco, Santo Cilmi, il cui continuo silenzio fa rimanere il partito locale nell'ambiguità e in contrasto con la linea della direzione provinciale e di quella regionale».
A Vizzini una maggioranza "trasversale" pronta a votare l'uscita in Consiglio comunale.
Anche a Vizzini l'esperienza nella gestione amministrativa del centro di contrada Cucinella sembra al capolinea. Il sindaco, Marco Sinatra, tirato in ballo nel filone etneo di Mafia Capitale, tace. Si limita a uno stringato «ritengo che l'uscita dal consorzio sia di competenza del Consiglio, valuterò» il suo vice, Santo Cilmi. Il presidente dell'assise, Vito Cortese, ha però già chiesto di preparare le carte per una seduta urgente. Almeno 8 i voti "trasversali" che allineeranno Vizzini al fronte dei ribelli.
Aloisi anticipa tutti - Ma le delibere dei Comuni (comunque efficaci, per statuto, non prima del prossimo 31 dicembre) potrebbero essere ininfluenti per chiudere i battenti del consorzio. Il sindaco di Mineo, infatti, anticipa tutti e annuncia la prossima mossa. «Martedì avremo un'assemblea - rivela Anna Aloisi nelle vesti di presidente del Cda - e in quell'occasione chiederò lo
Anche i sindaci di Castel di Iudica e Mirabella Imbaccari pronti a fare un passo indietro.
Anche la prima cittadina menenina, destinataria di uno dei 6 avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Catania, sembra non aver preso bene i sospetti dei magistrati. «Sto solo attendendo l'assemblea - aggiunge con tono amareggiato -, per me il consorzio non ha più motivo di esistere visto il modo in cui siamo stati trattati. Invece di ringraziarci per il lavoro di integrazione, siamo stati presi a pesci in faccia. Di consorzio e di Cara non ne voglio più sapere. Immagini Mineo cosa ha subìto: la rivolta dei migranti e dei cittadini... si immagini se voglio restare nel consorzio».
Non si opporrà Pippo Grasso per Castel di Iudica (in "rotta" anche con il sistema Sprar), né, probabilmente, Vincenzo Marchingiglio per Mirabella Imbaccari.
Le polemiche - Qualcuno se ne va sbattendo la porta, altri la chiudono garbatamente. Nessuno, però, la lascia aperta. Indietro non si torna. Anzi, si anticipano i tempi di un probabile intervento di Raffaele Cantone. Il capo dell'Anac ha "bacchettato" due volte il mega appalto da 97 milioni di euro, un «abito su misura» che, per il magistrato, è ancora «oggetto di attenzione» pronta a sfociare in un «eventuale commissariamento»
Il sindaco di Raddusa punta il dito contro le "infiltrazioni" della politica nel Cara di Mineo.
Sostenitori (ormai ex) e detrattori di questa esperienza durata 2 anni e mezzo si tolgono ora qualche sassolino dalla scarpa, dopo che nei mesi scorsi erano venuti giù macigni sul consorzio. «Se non si concertano le cose - si domanda Marotta - che ci stiamo a fare? La politica all'inizio si è inserita in modo forte in tutto ciò che ha orbitato all'interno del centro, non ci facevano vedere la palla». Non si tira indietro nemmeno il vice presidente del Consiglio comunale di Vizzini. «Anche a tutela delle centinaia di lavoratori del Cara - sottolinea Vito Cassone -, l'uscita dal consorzio è imprescindibile. Il Pd aveva già dato indicazioni in tal senso. Avevo sollecitato in tempi non sospetti, prima che riesplodesse Mafia Capitale, il segretario locale e vice sindaco, Santo Cilmi, il cui continuo silenzio fa rimanere il partito locale nell'ambiguità e in contrasto con la linea della direzione provinciale e di quella regionale».
07/06/2015 | 3865 letture | 0 commenti
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