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Terremoto, situazione di Vizzini in caso di forte scossa
A rischio crollo 40-60 percento di edifici in muratura
Il centro abitato presenta una delle più alte percentuali di immobili nella classe di vulnerabilità più elevata. E l'assenza di vie di fuga renderebbe molto difficili gli eventuali soccorsi.
Quello che potrebbe succedere è noto a pochi e coperto da segreto, ma gli effetti di un terremoto sono stati messi nero su bianco in ogni dettaglio già prima dell'evento, per tutte le città d'Italia. Compresa Vizzini. I report sono gelosamente custoditi dal dipartimento di Protezione civile, che pianifica gli interventi in caso di sisma, e riportano lo scenario dopo una scossa: numero di crolli, case inagibili, edifici danneggiati, percentuale dei crolli sul totale e molto altro ancora.
Foto n. 2
Dati "top secret" – Qual è, dunque, la situazione di Vizzini? La domanda torna di stretta attualità dopo quanto successo in Centro Italia.
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Studi scientifici e tecnici offrono comunque uno spunto di analisi.
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Nessuno ha mai reso pubblici dati organici sul rischio che corrono il patrimonio edilizio locale e gli abitanti nel caso in cui il terreno iniziasse a "ballare" con un'intensità più alta della media. Ma studi scientifici e documenti tecnici offrono comunque uno spunto per comprendere la condizione della zona più sensibile alle scosse. Che non è affatto confortante.

In 150 anni 19 terremoti tra 3 e 7 gradi – Com'è noto, Vizzini si trova in una zona ad alta pericolosità sismica, praticamente a cavallo di una di quelle che l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia chiama «sorgenti sismogeniche composite», un complesso di faglie attive che si estende per una quarantina di chilometri da Palagonia a Ragusa. Con i terremoti, quindi, bisogna convivere e la storia degli
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Fino al 1974 si costruiva senza normativa antisismica, mentre gli edifici più sicuri sono quelli tirati su dopo il 2008.
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ultimi 150 anni riporta ben 19 eventi sismici con intensità compresa tra 3 e 7 gradi avvertiti in maniera distinta. Ai quali si affianca, più lontano nel tempo, quello del 9 e dell'11 gennaio 1693, che rase al suolo la città e provocò centinaia di morti.
A preoccupare maggiormente sono in primis i vecchi edifici in muratura, i meno adeguati ad assorbire le sollecitazioni procurate dalle scosse. Più in generale, gli immobili costruiti prima del 1974 sono stati realizzati in completa assenza di normativa antisismica, mentre quelli tirati su dopo il 2008 sono i più sicuri. Secondo uno studio del 2001 ("Il rischio sismico in Italia", Lucantoni et al.), il centro abitato di Vizzini presenta tra il 40 e il 60 percento degli edifici in muratura appartenenti alla classe di vulnerabilità A, la più elevata. In questo caso, la probabilità di danno medio per un'intensità compresa tra i 4,8 e i 6,9 gradi Richter oscilla dal 20 al 60 percento. Fattori che aggravano la situazione sono la scarsa manutenzione e le opere abusive.

Il Prg e le faglie – Qualcosa in più emerge dalle relazioni del Piano particolareggiato del centro storico, di recente elaborazione. Due paragrafi della relazione (con relativa mappa) sono dedicati alla pericolosità sismica locale e
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Il suolo, nel centro abitato, ha un potenziale di amplificazione sismica da basso a moderato.
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all'amplificazione locale. Il suolo di tutto il centro storico è classificato con «potenziale di amplificazione sismica da basso a moderato».
Gli edifici interessati dalle faglie individuate nello studio «ricadono nell'area compresa tra via Sant'Antonio, via Lombarda e cortile Bidi, nell'area tra via Lombarda e via Emilia, nell'area tra via Masera e vico Etna. La faglia mappata all'interno del centro storico – si legge ancora – interessa l'area tra via Dei Galli, viale Margherita, via Cappuccini e via Gelone». Cosa fare in questo caso? Lo spiegano gli stessi progettisti, che suggeriscono «particolare attenzionate in fase attuativa degli interventi previsti nel Pianto particolareggiato, con particolare riferimento alle demolizioni e ricostruzioni».

La via di fuga – Se un terremoto di intensità medio-alta non è un evento così improbabile, bisognerà dunque capire come intervenire in caso di calamità. Il nodo principale è relativo alle vie di fuga, praticamente inesistenti nell'area che si sviluppa intorno al colle Castello. Strade strette, spesso percorribili solo a piedi, e case addossate le une sulle altre renderebbero difficile l'arrivo di eventuali soccorsi. E, in questi casi, le prime 12 ore sono fondamentali.
All'orizzionte, tuttavia, ci sono i lavori previsti dai Contratti di quartiere II.
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A breve dovrebbero partire i lavori per i Contratti di quartiere II, con i quali sarà recuperata una porzione del colle Castello.
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Un progetto di recupero del colle Castello da 3,5 milioni di euro che interesserà la piazzetta di San Michele, largo Matrice, il quartiere Sant'Antonio, piazza De Gasperi, cortile Tre Vichi, salita dell'Arcangelo e via delle Grazie. È inoltre in programma il recupero delle chiese di Sant'Antonio e San Michele, la riqualificazione di 12 immobili privati disabitati (già espropriati) e, soprattutto, la realizzazione di una via di fuga in piazza De Gasperi. Una base da cui partire, insufficiente, però, se non sostenuta dall'iniziativa privata e dallo stanziamento di fondi pubblici a livello regionale e nazionale.
A lanciare l'ultimo monito, in tal senso, era stato l'ing. Santo La Ferlita, specializzato in Ambiente e Territorio e con alle spalle una già consolidata esperienza nel settore, coordinatore della Commissione Giovani dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino e membro della Commissione Ambiente del Consiglio nazionale degli Ingegneri. «Non dimentichiamo – ricordava lo scorso anno La Ferlita in un'intervista al nostro sito – che Vizzini sorge all'interno di una delle aree a più elevato rischio sismico d'Italia e gli interventi manutentivi sugli edifici esistenti rappresentano una delle più importanti forme di prevenzione, soprattutto nei centri storici».
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26/08/2016 | 8627 letture | 0 commenti
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