Lavoro
Braccianti, l'Inps chiede indietro soldi e giornate
Il Sifus: «Stop al Far West, ascoltate i lavoratori»
Il Sifus: «Stop al Far West, ascoltate i lavoratori»
I controlli sulle ditte "fantasma" penalizzano anche chi ha prestato la
propria opera e ora deve restituire cifre record (fino a 50mila euro) per indennità non dovute.
Migliaia di euro per indennità di disoccupazione da restituire e altrettante giornate
lavorative cancellate. Per i braccianti agricoli continuano ad arrivare brutte
sorprese sotto forma di lettere dell'Inps, diretta conseguenza dei controlli che
l'ente previdenziale, insieme alla guardia di finanza, svolge per arginare il fenomeno
delle ditte "fantasma" o prive dei requisiti di legge.
Così, anche a distanza di molti anni, oltre agli imprenditori (o presunti tali)
pagano anche i lavoratori. Secondo il Sindacato forestali uniti per la stabilizzazione,
nel Calatino sarebbero circa 1.500 i braccianti interessati (distribuiti, in particolare,
tra i Comuni a vocazione agricola come Palagonia, Grammichele, Mazzarrone e Vizzini),
quasi un terzo di tutti quelli stimati nella provincia di Catania.
«L'Inps ha il grande merito di aver ridimensionato il fenomeno delle ditte fantasma - sottolinea Maurizio Grosso, segretario generale del Sifus - ma non può cancellare anche le giornate a migliaia di braccianti veri in maniera induttiva, con una giustizia sommaria, tipica del Far West». La richiesta del sindacato è, dunque, di separare la posizione di titolari delle aziende e lavoratori, rivalutando quella di questi ultimi, «che in alcuni casi dovrebbero restituire anche 50mila euro».
«Occorre ascoltare i lavoratori - aggiunge Grosso -, dando loro la possibilità di provare il rapporto intercorso. In ogni caso, non bisogna procedere alla cancellazione delle giornate dagli elenchi anagrafici, né chiedere la restituzione delle indennità percepite, senza prima attendere una sentenza del giudice del lavoro, evitando quindi di condannare i braccianti senza dare loro la possibilità di difendersi».
Il Sifus propone anche di contrastare il fenomeno dei rapporti di lavoro irregolari «effettuando le azioni ispettive durante lo svolgimento dell'attività lavorativa comunicata all'Inps. Attraverso questa metodologia è possibile pervenire a quella "giustizia certa" richiesta in uno stato di diritto».
«L'Inps ha il grande merito di aver ridimensionato il fenomeno delle ditte fantasma - sottolinea Maurizio Grosso, segretario generale del Sifus - ma non può cancellare anche le giornate a migliaia di braccianti veri in maniera induttiva, con una giustizia sommaria, tipica del Far West». La richiesta del sindacato è, dunque, di separare la posizione di titolari delle aziende e lavoratori, rivalutando quella di questi ultimi, «che in alcuni casi dovrebbero restituire anche 50mila euro».
«Occorre ascoltare i lavoratori - aggiunge Grosso -, dando loro la possibilità di provare il rapporto intercorso. In ogni caso, non bisogna procedere alla cancellazione delle giornate dagli elenchi anagrafici, né chiedere la restituzione delle indennità percepite, senza prima attendere una sentenza del giudice del lavoro, evitando quindi di condannare i braccianti senza dare loro la possibilità di difendersi».
Il Sifus propone anche di contrastare il fenomeno dei rapporti di lavoro irregolari «effettuando le azioni ispettive durante lo svolgimento dell'attività lavorativa comunicata all'Inps. Attraverso questa metodologia è possibile pervenire a quella "giustizia certa" richiesta in uno stato di diritto».
04/05/2014 | 4816 letture | 0 commenti
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