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Nuova Tares, Confartigianato: «Aumenti fino al 301%»
Le imprese tra licenziamenti e cassate anti-inflazione
Le imprese tra licenziamenti e cassate anti-inflazione
A vederle lì, in bella mostra, viene da pensare che no, non può esistere prezzo
troppo alto per simili delizie. Cassatelle, cannoli ripieni di ricotta, nucatole,
'mpanate e c...
A vederle lì, in bella mostra, viene da pensare che no, non può esistere prezzo
troppo alto per simili delizie. Cassatelle, cannoli ripieni di ricotta, nucatole,
'mpanate e cuddiruni sprigionano i loro profumi tanto per ricordarci
- come se non bastasse già soltanto ammirarli - che i piaceri del palato
non possono cedere il passo al vil denaro.
A vederle lì, in bella mostra, viene da pensare che no, non può esistere prezzo
troppo alto per simili delizie. Cassatelle, cannoli ripieni di ricotta, nucatole,
'mpanate e cuddiruni sprigionano i loro profumi tanto per ricordarci
- come se non bastasse già soltanto ammirarli - che i piaceri del palato
non possono cedere il passo al vil denaro.
A giudicare dalla rassegnazione con la quale mette mano al portamonete, deve
pensarla così anche la mamma del bimbo che, faccione da ritratto della salute e
intenzioni risolute, punta il dito verso un'invitante sfogliatella - manco a dirlo,
alla ricotta - ed esprime il suo goloso desiderio. Accontentato, ma c'è da scommettere
che non mancherà il bis.
Scene quotidiane in uno dei tanti panifici di Vizzini, seimila anime tra Iblei e Calatino, con una singolare concentrazione di panettieri e pasticcieri. Da queste parti non c'è scampo: se i turisti non vengono per Giovanni Verga, lo fanno per quella ricotta e quei formaggi che, grazie a una secolare tradizione e a una tra le sagre più antiche, si sono fatti conoscere in tutta l'Isola. Per non parlare dei dolci e del pane casereccio.
Pensare che questo trionfo di prelibatezze possa essere insidiato da Tares, Imu e balzelli vari è quasi una bestemmia. Eppure da qualche parte i soldi per compensare gli aumenti che entro fine anno piomberanno (anche) su panettieri e pasticcieri
Arriva la Tares, pane e dolci a rischio aumento
Ansa.it) Rischio salasso con l'arrivo della Tares per alcune imprese: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni - spiega Confartigianato - che attualmente applicano la Tarsu e che, con l'introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.
bisognerà pur trovarli. L'allarme di Confartigianato non lascia indifferenti i
piccoli imprenditori locali, ma una cosa è certa: cassate e nucatole sono
"sacre" e non si toccano. Anche a costo dell'ennesimo sacrificio, le
specialità locali resteranno al riparo da un'inflazione che pare quasi inevitabile.
Ce lo conferma Antonio Terlato, panettiere da quasi mezzo secolo, a capo di una piccola ma solida azienda a conduzione semi-familiare. «Da anni non applico rincari ai miei prodotti - spiega con un misto di orgoglio e sicurezza - e non ho intenzione di iniziare adesso. Anzi, ho pure abbassato di venti centesimi il prezzo delle pizzette perché i bambini si presentavano con un solo euro». Naturale, allora, chiedersi come farà a resistere. Lui sorride con quell'espressione di uno che la sa davvero lunga e ci confida, sottovoce, la sua personale ricetta anti-inflazione. «Non posso chiedere ai clienti di pagare troppo, altrimenti prima di fine mese finiscono i soldi e non comprano più. Meglio fermare i prezzi e assicurarsi che la gente venga tutti i giorni». E le tasse? «Metterò in tasca qualche soldo in meno e faremo qualche sacrificio collettivo in più, ma rimedierò come faccio sempre, prendendo per la gola i clienti con specialità e
ricette del passato alle quali, anche in tempi di crisi, in pochi resistono».
Per lui, invece, i problemi sembrano altri rispetto ai 600 euro delle prime due
rate della Tares da pagare per 180 metri quadrati scarsi. «Vorrei aprire
una fabbrica di dolci tipici vizzinesi da esportare. Ho già comprato un terreno
per il laboratorio, ma oggi è impossibile trovare qualcuno che faccia credito per
una nuova attività».
L'ottimismo del signor Terlato non è però condiviso da tutti. Anzi, c'è chi, non potendo alzare più di tanto il prezzo di dolci e rosticceria, si vede costretto a tagliare da altre parti. «Oppure chiudo tutto e cambio vita». Lo sfogo è di Johnny Amoroso, proprietario di un elegante bar, punto di ritrovo per vizzinesi e forestieri. Alle sue dipendenze ci sono dieci lavoratori. Lontani anni luce dagli scontrini da cento euro per quattro caffè e tre amari in piazza San Marco a Venezia, anche qui la parola d'ordine è niente aumenti. «La gente spende molto meno - spiega Amoroso -, abbiamo registrato un calo tra il 40 e il 50 percento del fatturato, mentre le tasse continuano a salire. Pagare due rate di Tares da 750 euro ciascuna in attesa della "mazzata" di dicembre significa metterci in ginocchio. Di questo passo al termine della stagione estiva dovrò licenziare quattro dipendenti». Poi va oltre, auspicando una mobilitazione contro il caro-tasse. «Confartigianato dovrebbe superare le belle parole e coordinare
un'azione di "disobbedienza civile", esigendo che certe posizioni vengano
riviste».
In attesa di capire quanto la proposta sia condivisa dall'associazione di categoria, bisognerà pagare. Ai Comuni l'ingrato compito di riscuotere - per sé e per lo Stato -, oltre a quello di fissare le tariffe. «I margini di manovra sono praticamente nulli», confessa desolato Vito Cassone, vice sindaco al quale tocca gestire le quanto mai "spinose" deleghe al bilancio e ai tributi. «Se gli imprenditori non vendono i loro prodotti perché troppo cari - aggiunge poi con un'amara provocazione - non possono nemmeno pagare le tasse. Non resterà che versare la quota destinata allo Stato in natura: dolci alla ricotta e nucatole al cioccolato». La cassatella anti-inflazione è servita.
RISCHIO "SALASSO" PER I PASTICCIERI La preparazione delle nucatole nel laboratorio di uno dei bar del centro storico di Vizzini.
«FERMIAMO I PREZZI
SE VOGLIAMO VENDERE»
Antonio Terlato, panettiere.
SE VOGLIAMO VENDERE»
Antonio Terlato, panettiere.
Scene quotidiane in uno dei tanti panifici di Vizzini, seimila anime tra Iblei e Calatino, con una singolare concentrazione di panettieri e pasticcieri. Da queste parti non c'è scampo: se i turisti non vengono per Giovanni Verga, lo fanno per quella ricotta e quei formaggi che, grazie a una secolare tradizione e a una tra le sagre più antiche, si sono fatti conoscere in tutta l'Isola. Per non parlare dei dolci e del pane casereccio.
Pensare che questo trionfo di prelibatezze possa essere insidiato da Tares, Imu e balzelli vari è quasi una bestemmia. Eppure da qualche parte i soldi per compensare gli aumenti che entro fine anno piomberanno (anche) su panettieri e pasticcieri
STUDIO CONFARTIGIANATO
Arriva la Tares, pane e dolci a rischio aumento
Ansa.it) Rischio salasso con l'arrivo della Tares per alcune imprese: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni - spiega Confartigianato - che attualmente applicano la Tarsu e che, con l'introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.
Ce lo conferma Antonio Terlato, panettiere da quasi mezzo secolo, a capo di una piccola ma solida azienda a conduzione semi-familiare. «Da anni non applico rincari ai miei prodotti - spiega con un misto di orgoglio e sicurezza - e non ho intenzione di iniziare adesso. Anzi, ho pure abbassato di venti centesimi il prezzo delle pizzette perché i bambini si presentavano con un solo euro». Naturale, allora, chiedersi come farà a resistere. Lui sorride con quell'espressione di uno che la sa davvero lunga e ci confida, sottovoce, la sua personale ricetta anti-inflazione. «Non posso chiedere ai clienti di pagare troppo, altrimenti prima di fine mese finiscono i soldi e non comprano più. Meglio fermare i prezzi e assicurarsi che la gente venga tutti i giorni». E le tasse? «Metterò in tasca qualche soldo in meno e faremo qualche sacrificio collettivo in più, ma rimedierò come faccio sempre, prendendo per la gola i clienti con specialità e
«SARÒ COSTRETTO A LICENZIARE»
Johnny Amoroso, ristoratore.
Johnny Amoroso, ristoratore.
L'ottimismo del signor Terlato non è però condiviso da tutti. Anzi, c'è chi, non potendo alzare più di tanto il prezzo di dolci e rosticceria, si vede costretto a tagliare da altre parti. «Oppure chiudo tutto e cambio vita». Lo sfogo è di Johnny Amoroso, proprietario di un elegante bar, punto di ritrovo per vizzinesi e forestieri. Alle sue dipendenze ci sono dieci lavoratori. Lontani anni luce dagli scontrini da cento euro per quattro caffè e tre amari in piazza San Marco a Venezia, anche qui la parola d'ordine è niente aumenti. «La gente spende molto meno - spiega Amoroso -, abbiamo registrato un calo tra il 40 e il 50 percento del fatturato, mentre le tasse continuano a salire. Pagare due rate di Tares da 750 euro ciascuna in attesa della "mazzata" di dicembre significa metterci in ginocchio. Di questo passo al termine della stagione estiva dovrò licenziare quattro dipendenti». Poi va oltre, auspicando una mobilitazione contro il caro-tasse. «Confartigianato dovrebbe superare le belle parole e coordinare
«DI QUESTO PASSO SI PAGHERÀ IN NATURA»
Vito Cassone, vice sindaco.
Vito Cassone, vice sindaco.
In attesa di capire quanto la proposta sia condivisa dall'associazione di categoria, bisognerà pagare. Ai Comuni l'ingrato compito di riscuotere - per sé e per lo Stato -, oltre a quello di fissare le tariffe. «I margini di manovra sono praticamente nulli», confessa desolato Vito Cassone, vice sindaco al quale tocca gestire le quanto mai "spinose" deleghe al bilancio e ai tributi. «Se gli imprenditori non vendono i loro prodotti perché troppo cari - aggiunge poi con un'amara provocazione - non possono nemmeno pagare le tasse. Non resterà che versare la quota destinata allo Stato in natura: dolci alla ricotta e nucatole al cioccolato». La cassatella anti-inflazione è servita.
28/08/2013 | 2438 letture | 0 commenti
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