Spettacolo
«Jeli personaggio verghiano da custodire nel presente»
Ai Cappuccini applausi per il Piccolo Teatro di Catania
Ai Cappuccini applausi per il Piccolo Teatro di Catania
Sabato e domenica gli attori della compagnia del Piccolo Teatro di Catania hanno
offerto in largo Cappuccini, a un pubblico di oltre un migliai di spettatori, la
rappresentazione scenica di «J...
Sabato e domenica gli attori della compagnia del Piccolo Teatro di Catania hanno
offerto in largo Cappuccini, a un pubblico di oltre un migliai di spettatori, la
rappresentazione scenica di «Jeli il pastore»: uno spettacolo che ha
mantenuto in modo rigoroso sul palcoscenico del sagrato lo stile e i significati
dell'autore verista.
Sabato e domenica gli attori della compagnia del Piccolo Teatro di Catania hanno
offerto in largo Cappuccini, a un pubblico di oltre un migliai di spettatori, la
rappresentazione scenica di «Jeli il pastore»: uno spettacolo che ha
mantenuto in modo rigoroso sul palcoscenico del sagrato lo stile e i significati
dell'autore verista.
«Jeli è un campione di umanità, un personaggio raccontato da Verga che va
custodito nel nostro presente per i valori essenziali da lui tracciati - ha sottolineato
il regista Gianni Salvo - va ammirato molto più dei falsi miti e dei modelli plastici
che i media oggi propongono al pubblico». Ad aprire la scena è stato un
coro di voci femminili, quattro come le stagioni che segnano la vita della campagna:
primavera, estate, autunno e inverno; la quinta donna, la gnà Lia, ha guidato
il coro e con espressioni dialettali ha donato saggezza.
Poi alla narrazione della rotta antica tracciata dai carri siciliani e del tempo lento e sonnolento, si è unito il suono melanconico di uno zufolo, quello di Jeli, il pastore nato libero, che non ha bisogno di nessuno, «vado dove voglio andare - spiega il protagonista alla gnà Lia - e me ne sto a Vizzini»: un ragazzino semplice, analfabeta, modesto e innamorato di Mara, occhi di mora. Sullo sfondo una luna piena e la collina in cui il pastore vive le vicende ora tragiche, ora ironiche.
Autentica e coinvolgente, la scena ha visto esibire anche la figura vagabonda di "Don Piricocu lu puparu" per ringraziare insieme al Verga, anche Pirandello e fare così un omaggio a tutti coloro che hanno fatto della Sicilia un teatro riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
E oltre alla trasposizione in azioni poetiche di Lina Maria Ugolini, a rendere straordinariamente originale la messa in scena dei testi originali è stata la musica di Pietro Cavalieri, che ha esaltato con melodie tribali e primitive i paesaggi contadini nei momenti più emotivi.
Così le Manifestazioni verghiane a Vizzini tengono viva e attuale l'eredità lasciata dall'autore verista: «Quello che è rimasto dei tempi del Verga qui tra i borghi del nostro paese è la sensibilità, la passione e l'emozione da lui stesso raccontata, quella che ci descrive come vinti alla ricerca di un riscatto che dia il giusto valore alla nostra terra e a coloro che la vivono» ha spiegato il sindaco di Vizzini, Vito Saverio Cortese.
L'ultimo degli appuntamenti teatrali delle Manifestazioni verghiane -
patrocinate dalla Provincia Regionale di Catania e curate dalla direzione artistica del regista
Pasquale Scimeca - sarà mercoledì 12 agosto alle 20:30 con lo spettacolo itinerante
«Ballata per tre Capinere», nelle piazze di Santa Teresa, di Sant'Agata
e della Matrice, un progetto curato e diretto da Gianni Salvo che ruota attorno
ai personaggi di Nedda, La Lupa e Santuzza: il pubblico fermo e attento distribuito
nelle tre piazze assisterà all'esibizione di tre gruppi di attori che racconteranno
la storia di tre personaggi femminili, le "Capinere" descritte da Giovanni
Verga come donne in gabbia che si ribellano ai limiti imposti dalla società.
«CAMPIONE DI UMANITÀ» Jeli, interpretato da Rosario Minardi, durante una momento dello spettacolo andato in scena a largo Cappuccini.
Poi alla narrazione della rotta antica tracciata dai carri siciliani e del tempo lento e sonnolento, si è unito il suono melanconico di uno zufolo, quello di Jeli, il pastore nato libero, che non ha bisogno di nessuno, «vado dove voglio andare - spiega il protagonista alla gnà Lia - e me ne sto a Vizzini»: un ragazzino semplice, analfabeta, modesto e innamorato di Mara, occhi di mora. Sullo sfondo una luna piena e la collina in cui il pastore vive le vicende ora tragiche, ora ironiche.
Autentica e coinvolgente, la scena ha visto esibire anche la figura vagabonda di "Don Piricocu lu puparu" per ringraziare insieme al Verga, anche Pirandello e fare così un omaggio a tutti coloro che hanno fatto della Sicilia un teatro riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
E oltre alla trasposizione in azioni poetiche di Lina Maria Ugolini, a rendere straordinariamente originale la messa in scena dei testi originali è stata la musica di Pietro Cavalieri, che ha esaltato con melodie tribali e primitive i paesaggi contadini nei momenti più emotivi.
Così le Manifestazioni verghiane a Vizzini tengono viva e attuale l'eredità lasciata dall'autore verista: «Quello che è rimasto dei tempi del Verga qui tra i borghi del nostro paese è la sensibilità, la passione e l'emozione da lui stesso raccontata, quella che ci descrive come vinti alla ricerca di un riscatto che dia il giusto valore alla nostra terra e a coloro che la vivono» ha spiegato il sindaco di Vizzini, Vito Saverio Cortese.
L'ultimo degli appuntamenti teatrali delle Manifestazioni verghiane -
Mercoledì 12 agosto recital itinerante dedicato alle Capinere verghiane
10/08/2009 | 2365 letture | 0 commenti
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