Opere pubbliche
Zona artigianale, mai pagati 150mila euro di espropri
Ventotto anni d'attesa, ma i soldi sono un "miraggio"
Ventotto anni d'attesa, ma i soldi sono un "miraggio"
I proprietari dei terreni sui quali sono stati costruiti gli opifici e il centro
direzionale chiedono al Comune le somme che avrebbero dovuto incassare già nel lontano 1986.
Ventotto anni di lunga e paziente attesa, ma ancora nessun indennizzo per i proprietari
dei terreni sui quali sono stati realizzati 21 opifici, il centro direzionale e
i servizi della zona artigianale di Vizzini. L'assurda vicenda, figlia - in egual
misura - di norme discutibili, decisioni poco lungimiranti e, in ultimo, della
nota crisi di liquidità sofferta da tutti i Comuni, compreso quello verghiano,
inizia nel 1986.
Risale ad allora la decisione di delocalizzare in contrada Formiche le attività
artigianali sparse nel centro abitato e avviare, di conseguenza, l'esproprio dell'area
(in parte demaniale, in parte di privati) interessata dalla nuova opera pubblica.
Una procedura che prevedeva una contropartita economica per chi si era visto privato
del proprio terreno. Ma quei soldi, ad oggi, non li ha ancora incassati nessuno.
Eppure il debito, 150 mila euro in tutto, è stato riconosciuto dal Consiglio comunale. Che però, in tempi di divergenze politiche e sulla scorta di norme che privilegiavano l'avanzo di amministrazione, decise che per quelle somme da onorare non bisognava contrarre un mutuo.
Dunque i creditori si trovano formalmente legittimati a incassare le somme, ma materialmente impossibilitati a farlo per mancanza di sufficiente liquidità. La soluzione, adesso, sembra quella di un ritorno del debito in Consiglio comunale, con l'obiettivo di un nuovo riconoscimento e, questa volta, del via libera a un finanziamento tramite la Cassa depositi e prestiti, che trasferirebbe quindi all'ente di piazza Umberto I le necessarie risorse. Prima che la cifra da pagare, bloccata da un accordo di due anni fa tra Comune e creditori, aumenti. Perché nel frattempo c'è chi, stufo di aspettare e deciso a dare battaglia, ha già pensato di far valere le proprie ragioni in tribunale.
Eppure il debito, 150 mila euro in tutto, è stato riconosciuto dal Consiglio comunale. Che però, in tempi di divergenze politiche e sulla scorta di norme che privilegiavano l'avanzo di amministrazione, decise che per quelle somme da onorare non bisognava contrarre un mutuo.
Dunque i creditori si trovano formalmente legittimati a incassare le somme, ma materialmente impossibilitati a farlo per mancanza di sufficiente liquidità. La soluzione, adesso, sembra quella di un ritorno del debito in Consiglio comunale, con l'obiettivo di un nuovo riconoscimento e, questa volta, del via libera a un finanziamento tramite la Cassa depositi e prestiti, che trasferirebbe quindi all'ente di piazza Umberto I le necessarie risorse. Prima che la cifra da pagare, bloccata da un accordo di due anni fa tra Comune e creditori, aumenti. Perché nel frattempo c'è chi, stufo di aspettare e deciso a dare battaglia, ha già pensato di far valere le proprie ragioni in tribunale.
17/05/2014 | 2349 letture | 0 commenti
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