Giustizia
«Terra bruciata», domiciliari per uno dei vizzinesi
Cade accusa di associazione per delinquere, resta la truffa
Cade accusa di associazione per delinquere, resta la truffa
Il Tribunale del riesame di Catania ha "alleggerito" la posizione di uno dei
13 indagati, confermando invece quella della donna di Vizzini, che però potrà andare a lavorare.
Torna a casa uno dei due vizzinesi coinvolti nell'operazione «Terra bruciata»,
nell'ambito della quale, lo scorso 20 maggio, la Guardia di finanza di Catania
aveva eseguito tredici provvedimenti restrittivi (di cui otto in carcere e cinque
ai domiciliari) nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti autori di una truffa
finalizzata alla illecita percezione di aiuti comunitari all'agricoltura.
La quinta sezione penale del Tribunale di Catania, riunitasi sabato scorso per il
riesame degli atti, ha accolto il ricorso del legale di E.V., l'avvocato Domenico
Acciarito, e ha disposto la sostituzione dell'iniziale misura cautelare della custodia
in carcere con gli arresti domiciliari. Nei confronti dell'uomo i magistrati
Gabriella Larato (presidente), Pietro Currò (relatore ed estensore della sentenza)
e Carla Valenti hanno anche accolto le tesi della difesa e annullato l'accusa più grave
di associazione a delinquere (per la quale sono previsti fino a 7 anni di pena), sulla
base della quale il procuratore presso il Tribunale di Caltagirone, Francesco Puleio,
e il suo sostituto, Ilaria Corda, avevano chiesto al giudice per le indagini preliminari,
Salvatore Acquilino, il provvedimento detentivo. Resta in piedi, al momento, la
sola ipotesi del reato di truffa.
Immutate, invece, le accuse mosse a R.M. (difesa dall'avvocato Francesco Villardita), l'altra vizzinese coinvolta nell'operazione, alla quale erano stati concessi sin da subito i domiciliari. I giudici hanno comunque "allentato" la misura restrittiva e, pur confermando l'arresto presso l'attuale abitazione della donna, le hanno concesso il permesso di recarsi a lavoro.
Immutate, invece, le accuse mosse a R.M. (difesa dall'avvocato Francesco Villardita), l'altra vizzinese coinvolta nell'operazione, alla quale erano stati concessi sin da subito i domiciliari. I giudici hanno comunque "allentato" la misura restrittiva e, pur confermando l'arresto presso l'attuale abitazione della donna, le hanno concesso il permesso di recarsi a lavoro.
13/06/2014 | 3152 letture | 0 commenti
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