Cultura
Dopo i restauri il Torrione torna all'antico splendore
Le statue di Santacroce simbolo del riscatto dei vinti
Le statue di Santacroce simbolo del riscatto dei vinti
Nelle terre di Giovanni Verga, il faticoso riscatto dei vinti passa anche attraverso
l'arte. Lo sanno bene a Vizzini, dove l'eredità del maestro verista è da sempre
croce e delizia di ...
Nelle terre di Giovanni Verga, il faticoso riscatto dei vinti passa anche attraverso
l'arte. Lo sanno bene a Vizzini, dove l'eredità del maestro verista è da sempre
croce e delizia di una cittadina che non riesce a fare a meno di celebrare chi
ha narrato con impietosa schiettezza, nelle sue opere, la crisi della società
dell'epoca.
Nelle terre di Giovanni Verga, il faticoso riscatto dei vinti passa anche attraverso
l'arte. Lo sanno bene a Vizzini, dove l'eredità del maestro verista è da sempre
croce e delizia di una cittadina che non riesce a fare a meno di celebrare chi
ha narrato con impietosa schiettezza, nelle sue opere, la crisi della società
dell'epoca.
Una crisi che, attraverso un continuo susseguirsi di alti e bassi, per lungo tempo
tutti i vizzinesi hanno stentato a scrollarsi definitivamente di dosso. L'impronta
dei temi verghiani, nell'ultimo avamposto arrampicato tra le colline iblee, pesa
quasi come un macigno. Che per essere demolito necessita di armi per nulla convenzionali,
prima fra tutte il potere demiurgico dell'arte. Alla quale già in numerose occasioni
la città di Vizzini ha chiesto aiuto per provare a esorcizzare un ciclo dei vinti
profeticamente mai concluso dal suo autore.
Dunque una tappa del cammino verso il riscatto diventa in questo caso l'antico Torrione di via Roma, nel cuore barocco della città. Una enorme balconata in stile neoclassico che si estende per oltre duecento metri, realizzata negli ultimi decenni dell'Ottocento, all'interno di un complesso e ambizioso piano di risanamento del centro storico, su progetto dell'architetto catanese Filadelfo Fichera. Lo scopo era quello di servire, con un'apposita strada sopraelevata, le residenze dei nobili dell'epoca, che svettavano sul centro abitato.
Giovanni Verga, nel celebre «Mastro don Gesualdo», la chiamava «la Maddalena», dalla quale «scendeva lemme lemme il notaro, col bastone dietro la schiena» e poi «usciva di chiesa insieme al canonico Lupi, e risalivano, passo passo, discorrendo sottovoce». Il nome, rimasto tuttora di uso comune in paese, prendeva spunto da un'antica chiesa oggi inesistente.
L'imponente struttura del Torrione, caratterizzato dalla morbida pietra bianca
calcarea finemente intagliata e decorata, è stata di recente restaurata (su progetto
dell'architetto Marco Aurelio Sinatra) e riportata all'antico splendore. A impreziosire
l'intero complesso ci ha pensato la mano e l'immaginazione del maestro Antonio
Santacroce, rosolinese di nascita ma catanese d'adozione, le cui esperienze artistiche
con Vizzini non sono una novità. Dopo essersi cimentato nella realizzazione di un
immenso dipinto a tema verghiano di ben sessanta metri quadrati, che ricopre l'intera
parete principale dell'auditorium dell'antico palazzo municipale, Santacroce ha
creato quattro complessi scultorei, questa volta di ispirazione classica, incastonati
all'interno di altrettanti archi del Torrione.
Le opere, tutte in terracotta, sono alte fino a due metri ed evocano i valori universali del sapere, del lavoro, delle arti e della giustizia. Non a caso le uniche basi possibili per quel riscatto che, con Santacroce, prende forma nelle figure solenni di Minerva e Mercurio, le due statue più grandi dell'intero complesso, per il quale sono stati necessari oltre quattro mesi di lavoro. Gli elaborati artistici principali sono stati poi affiancati da una serie di sculture più piccole che impreziosiscono ulteriormente l'aspetto del Torrione e ampliano il messaggio dell'artista.
«La cifra figurativa di queste opere - ha spiegato il prof. Massimo Papa, storico dell'arte e promotore dell'iniziativa insieme all'arch. Sinatra - è la riconferma coerente dell'arte di Santacroce, che guarda alla realtà come punto di partenza di un'esperienza estetica che va oltre la "mimesis". La figura non come un tiranno della forma conosciuta, ma come veicolo per trapassare nella verità della forma naturale, da scoprire oltre la coltre dell'immediato visibile».
L'onore di tenere a battesimo le attese opere e di inaugurare il Torrione è toccato
al presidente della Provincia regionale di Catania, Giuseppe Castiglione, al senatore
Roberto Centaro e all'assessore regionale al Turismo, Titti Bufarardeci. Sollevato
il sipario che svela gli altorilievi del maestro Santacroce, Vizzini si riscopre
ancora più elegante con la nuova veste fatta indossare all'altera via dei palazzi
nobiliari. La nuova illuminazione artistica esalta la quinta architettonica rappresentata
dal Torrione, che ruba la scena ai vinti e alla loro società decadente. Senza
tuttavia sminuire il valore di antiche vicende come quelle del notaro Neri e del
canonico Lupi, che nei loro saliscendi dalla Maddalena dettati dal Verga, hanno
contribuito a segnare la storia di una città immortalata in ogni suo angolo nelle
pagine della letteratura verista.
QUATTRO COMPLESSI SCULTOREI IN TERRACOTTA Il maestro Antonio Santacroce e l'architetto Marco Sinatra scoprono una delle statue collocate nel Torrione [Foto Idea Tre G].
Dunque una tappa del cammino verso il riscatto diventa in questo caso l'antico Torrione di via Roma, nel cuore barocco della città. Una enorme balconata in stile neoclassico che si estende per oltre duecento metri, realizzata negli ultimi decenni dell'Ottocento, all'interno di un complesso e ambizioso piano di risanamento del centro storico, su progetto dell'architetto catanese Filadelfo Fichera. Lo scopo era quello di servire, con un'apposita strada sopraelevata, le residenze dei nobili dell'epoca, che svettavano sul centro abitato.
Giovanni Verga, nel celebre «Mastro don Gesualdo», la chiamava «la Maddalena», dalla quale «scendeva lemme lemme il notaro, col bastone dietro la schiena» e poi «usciva di chiesa insieme al canonico Lupi, e risalivano, passo passo, discorrendo sottovoce». Il nome, rimasto tuttora di uso comune in paese, prendeva spunto da un'antica chiesa oggi inesistente.
OSPITI D'ECCELLENZA Le autorità presenti venerdì sera all'inaugurazione del Torrione [Foto Idea Tre G].
Le opere, tutte in terracotta, sono alte fino a due metri ed evocano i valori universali del sapere, del lavoro, delle arti e della giustizia. Non a caso le uniche basi possibili per quel riscatto che, con Santacroce, prende forma nelle figure solenni di Minerva e Mercurio, le due statue più grandi dell'intero complesso, per il quale sono stati necessari oltre quattro mesi di lavoro. Gli elaborati artistici principali sono stati poi affiancati da una serie di sculture più piccole che impreziosiscono ulteriormente l'aspetto del Torrione e ampliano il messaggio dell'artista.
«La cifra figurativa di queste opere - ha spiegato il prof. Massimo Papa, storico dell'arte e promotore dell'iniziativa insieme all'arch. Sinatra - è la riconferma coerente dell'arte di Santacroce, che guarda alla realtà come punto di partenza di un'esperienza estetica che va oltre la "mimesis". La figura non come un tiranno della forma conosciuta, ma come veicolo per trapassare nella verità della forma naturale, da scoprire oltre la coltre dell'immediato visibile».
LA DEA DELL'INTELLETTO La statua di Minerva.
27/04/2009 | 3435 letture | 0 commenti
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