Cronaca
Mineo, lavoro e "poltrone" per l'appoggio politico
Cinque indagati, ma il pm avverte: «È solo l'inizio»
Cinque indagati, ma il pm avverte: «È solo l'inizio»
Nuova bufera sul Cara. La Procura di Caltagirone invia gli avvisi di conclusione
delle indagini al sindaco Aloisi, all'ex presidente di Sol.Calatino Ragusa,
all'ex sindaco Mirata e agli ex assessori Mandrà e Gulizia.
Quattro avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati dai carabinieri
al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, all'ex presidente del consorzio Sol.Calatino,
Paolo Ragusa, e a due ex assessori comunali, Laura Mandrà (attualmente consigliere)
e Maurizio Gulizia. Tra i destinatari del provvedimento di garanzia ci sarebbe
anche Giuseppe Mario Mirata, ex sindaco menenino negli anni Ottanta, che però
non ha ancora ricevuto nulla a causa di un errore di omonimia con Giuseppe Salvatore
Mirata, primo cittadino di Mineo tra il 1994 e il 2003. La notizia è stata svelata
oggi da Mario Barresi sul quotidiano La Sicilia, che riporta tutti i dettagli di
un'inchiesta per la quale nelle prossime settime potrebbero arrivare altre clamorose
rivelazioni.
Sospetti di corruzione - L'indagine, condotta dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone, ipotizza l'offerta di posti di
lavoro al Cara di Mineo e poltrone da assessore in cambio di appoggio politico
al gruppo di maggioranza che amministra il municipio menenino. Si tratterebbe,
tuttavia, soltanto dei primi episodi «di un vastissimo campionario di
situazioni simili - riporta sempre La Sicilia citando il procuratore Giuseppe Verzera -,
che stiamo vagliando con la massima cura».
I magistrati basano la loro inchiesta su diversi interrogatori e, in particolare, su quanto raccontato dal consigliere comunale Luana Mandrà, che per un breve periodo era passata dall'opposizione alla maggioranza (salvo poi ritornare sui suoi passi) e aveva ricoperto l'incarico di assessore. A lei, secondo la Procura, sarebbero stati offerti, prima dell'assessorato, anche posti di lavoro (rifiutati) al Cara e nel consorzio Sol.Calatino. Proposte simili a quelle sussurrate, sempre secondo i pm, a Mario Agrippino Noto, consigliere comunale di minoranza "tentato" con un impiego al Cara per la fidanzata, anche in questo caso rifiutato.
Le ipotesi di reato riguardano l'istigazione alla corruzione e la corruzione in atti d'ufficio e vengono addebitate a vario titolo, oltre che con profili differenti, ai cinque destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini.
Indagine pronta ad allargarsi - Come detto, però, questa prima fase sarebbe soltanto la punta di un iceberg che sotto il livello dell'acqua nasconderebbe altre ipotesi di reato e, soprattutto, coinvolgerebbe altri soggetti, non solo di Mineo. «Si tratta degli avvisi di conclusione d'indagine di una mimina parte del nostro lavoro di investigazione», conferma Verzera a La Sicilia. L'idea di quanto vasta potrebbe essere la parte sommersa di questo iceberg la suggerisce indirettamente lo stesso procuratore, che, intervistato da Barresi, rivela:
«Stiamo incrociando, per questa parte di indagine, qualcosa come 700 nominativi
a vario titolo coinvolti nella cosiddetta parentopoli. E il quadro, per quello che
posso dire per adesso, è piuttosto inquietante».
Il Cara di Mineo finisce, dunque, di nuovo nella bufera. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania il mese scorso aveva confermato l'iscrizione di 6 persone nel registro degli indagati per presunti illeciti relativi alla gara d'appalto del centro d'accoglienza di contrada Cucinella: si tratta del sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione, del sindaco di Mineo, Anna Aloisi, dell'allora presidente di Sol.Calatino, Paolo Ragusa, del sindaco di Vizzini, Marco Sinatra, del direttore generale del Cara, Giovanni Ferrera, e del consulente del Cara, Luca Odevaine (già in carcere).
Il Cara di Mineo e il consorzio Sol.Calatino sarebbero state le possibili destinazioni lavorative.
I magistrati basano la loro inchiesta su diversi interrogatori e, in particolare, su quanto raccontato dal consigliere comunale Luana Mandrà, che per un breve periodo era passata dall'opposizione alla maggioranza (salvo poi ritornare sui suoi passi) e aveva ricoperto l'incarico di assessore. A lei, secondo la Procura, sarebbero stati offerti, prima dell'assessorato, anche posti di lavoro (rifiutati) al Cara e nel consorzio Sol.Calatino. Proposte simili a quelle sussurrate, sempre secondo i pm, a Mario Agrippino Noto, consigliere comunale di minoranza "tentato" con un impiego al Cara per la fidanzata, anche in questo caso rifiutato.
Le ipotesi di reato riguardano l'istigazione alla corruzione e la corruzione in atti d'ufficio e vengono addebitate a vario titolo, oltre che con profili differenti, ai cinque destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini.
Indagine pronta ad allargarsi - Come detto, però, questa prima fase sarebbe soltanto la punta di un iceberg che sotto il livello dell'acqua nasconderebbe altre ipotesi di reato e, soprattutto, coinvolgerebbe altri soggetti, non solo di Mineo. «Si tratta degli avvisi di conclusione d'indagine di una mimina parte del nostro lavoro di investigazione», conferma Verzera a La Sicilia. L'idea di quanto vasta potrebbe essere la parte sommersa di questo iceberg la suggerisce indirettamente lo stesso procuratore, che, intervistato da Barresi, rivela:
Sono 700 i nominativi finiti sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori per la parentopoli.
Il Cara di Mineo finisce, dunque, di nuovo nella bufera. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania il mese scorso aveva confermato l'iscrizione di 6 persone nel registro degli indagati per presunti illeciti relativi alla gara d'appalto del centro d'accoglienza di contrada Cucinella: si tratta del sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione, del sindaco di Mineo, Anna Aloisi, dell'allora presidente di Sol.Calatino, Paolo Ragusa, del sindaco di Vizzini, Marco Sinatra, del direttore generale del Cara, Giovanni Ferrera, e del consulente del Cara, Luca Odevaine (già in carcere).
20/07/2015 | 3790 letture | 0 commenti
di R.I.
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