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Cronaca
Sinatra indagato nel "filone etneo" di Mafia Capitale
In 6 sotto inchiesta, ieri perquisizioni e sequestri
Lo scandalo del "business dei migranti" travolge anche politici, funzionari e imprenditori legati al Cara di Mineo. Per i servizi di gestione la Procura ipotizza la turbativa d'asta e di libertà di scelta del contraente.
L'inchiesta Mafia Capitale, giunta ieri alla seconda fase con una nuova lista di arresti "eccellenti" (ben 44, tra cui alcuni politici di spicco), perquisizioni, sequestri e avvisi di garanzia, trascina nel suo vortice anche le figure chiave del Cara di Mineo. Sono infatti 6 gli indagati (come anticipato da Mario Barresi su La Sicilia di oggi) per i quali la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania, che lavora a un distinto procedimento ma a stretto contatto con i colleghi romani per far luce sul "business dei migranti", ipotizza reati legati all'assegnazione della gestione dei servizi milionari presso il centro d'accoglienza di contrada Cucinella.
Foto n. 2
Sotto osservazione politici, funzionari e imprenditori - Tra gli iscritti nel registro degli indagati per il procedimento penale avviato formalmente nel 2015 c'è anche Marco Sinatra («nella qualità di sindaco del Comune di Vizzini», scrivono i magistrati), che ricopre il ruolo di presidente dell'Assemblea del
GLI ILLECITI CONTESTATI

Informazione di garanzia per turbativa d'asta e di libertà di scelta del contraente

L.G.) L'informazione di garanzia è lo strumento tramite il quale i magistrati avvertono una persona di essere sottoposta a indagini preliminari, durante le quali si raccolgono elementi per la formulazione di una imputazione. Il provvedimento garantisce il diritto di difesa per gli atti ai quali i difensori possono assistere.
Nel procedimento penale 243/15, a Castiglione, Ferrera, Aloisi, Ragusa, Odevaine e Sinatra viene contestata l'ipotesi di reato continuato in concorso formale relativamente agli articoli 353 e 353 bis del Codice penale, che riguardano «chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti» e «chiunque con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione».
consorzio «Calatino terra d'accoglienza», composto da 9 Comuni che gestiscono il Cara dal punto di vista amministrativo.
Insieme a lui gli inquirenti hanno individuato altri 5 soggetti, il cui nome appare nel «Decreto di perquisizione informatica e locale» che ieri ha portato magistrati e carabinieri a verificare e sequestrare documenti nelle sedi di enti pubblici e aziende private: si tratta del sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione (uomo forte del Ncd in Sicilia, chiamato in causa come soggetto attuatore, ruolo ricoperto quando era presidente della Provincia di Catania), Giovanni Ferrera, direttore generale del consorzio di Comuni «Calatino terra d'accoglienza», Anna Aloisi, sindaco di Mineo e presidente del consorzio «Calatino terra d'accoglienza», Paolo Ragusa, presidente del consorzio di cooperative Sol.Calatino (uno dei soggetti membri dell'associazione temporanea di imprese che ha vinto l'appalto per il Cara) e Luca Odevaine (attualmente detenuto in carcere), già consulente del presidente Aloisi.

Tutti i reati ipotizzati - «Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra di loro e nelle rispettive qualità, con collusioni e altri mezzi fraudolenti, turbavano le gare di appalto per l'affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011, prorogavano reiteratamente l'affidamento e prevedevano condizioni di gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara d'appalto del 2014». Con queste parole i magistrati inquadrano le presunte colpe dei 6 indagati, che avrebbero commesso i reati «in Catania e altrove tra il 18 agosto 2011 e il settembre 2014», ovvero nel periodo che va dalle prime proroghe dell'affidamento dei servizi fino all'aggiudicazione del contestatissimo appalto triennale da 97 milioni di euro per il Cara di Mineo.
La Procura ipotizza, in particolare, che i reati contestati siano «consistiti tra l'altro nel ricorrere a numerose proroghe del primo contratto di affidamento, nel prevedere una disciplina di requisiti speciali di partecipazione alla gara del 2014 idonee a consentire l'accesso alla procedura ad evidenza pubblica ad un numero ristrettissimo di operatori economici»
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05/06/2015 | 5937 letture | 0 commenti
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