Cronaca
Mafia, la Dia sequestra 50 milioni di euro agli Scinardo
Nel mirino anche terreni a Vizzini, Mineo e Militello
Nel mirino anche terreni a Vizzini, Mineo e Militello
Nel corso di un'operazione tra le province di Catania e Messina sono stati confiscati
beni immobili e società appartenenti all'imprenditore ritenuto vicino al boss
mistrettese Sebastiano Rampulla.
Ci sono anche 324 terreni - per una estensione complessiva di circa 700 ettari -
ubicati nei Comuni di Militello in Val di Catania, Mineo, Vizzini e Capizzi (in
provincia di Messina) tra i beni sequestrati in queste ore dalla Procura Distrettuale
di Catania e dalla Direzione Investigativa Antimafia di Messina, con il coordinamento
del Centro operativo di Catania, a Giuseppe Scinardo, 76 anni, originario di Capizzi
(ma stabilitosi da anni con la famiglia a Militello), ritenuto vicino, sin dagli
anni Novanta, ai fratelli Rampulla di Mistretta.
Uno dei Rampulla, Pietro, è stato condannato all'ergastolo poiché ritenuto responsabile
del confezionamento della bomba della strade di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni
Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta, e del telecomando
dell'attentato a Paolo Borsellino, che costò la vita, oltre che al magistrato, anche
ai cinque uomini che lo proteggevano.
Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Prevenzione di Catania, riguarda 3 aziende operanti nel settore della coltivazione e dell'allevamento di bovini e ovi-caprini, 324 terreni, 33 fabbricati e 6 veicoli, tutti beni intestati, oltre che a Giuseppe Scinardo, anche alla coniuge Briga Annina e alla figlia Carmela Scinardo, nella loro qualità, rispettivamente, di proposto e terzi interessati. Nell'operazione sono stati impiegati oltre 50 agenti.
La confisca è avvenuta al termine di un iter processuale durato oltre tre anni, e segue quella in via definitiva, sempre a carico della famiglia Scinardo, di beni per 200 milioni di euro nel corso delle operazioni «Belmontino» e «Malaricotta».
I legami tra gli Scinardo e i Rampulla risalgono alla fine degli anni Novanta, quando il latitante Tommaso Somma, cognato di Pietro Rampulla, si nascondeva in un fondo rurale di proprietà di Basilio Scinardo, fratello di Giuseppe, in contrada Ciulla, nel Comune di Mineo.
In quel periodo Giuseppe Scinardo era vicino a Cosa nostra del Calatino, capeggiata da Francesco La Rocca, e aiutava la latitanza di Umberto Di Fazio, reggente della famiglia catanese di Cosa nostra. Inoltre, nelle sue proprietà venivano organizzati incontri mafiosi tra i Rampulla, i rappresentanti della famiglia di Caltagirone e della famiglia di Catania.
Le dinamiche dei legami tra le varie famiglie sono state scoperte grazie alle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, tra cui Umberto Di Fazio e Giuseppe Mirabile. Dalle loro testimonianze è stato possibile ricostruire anche l'interesse degli Scinardo per gli impianti di energie alternative (eolico e fotovoltaico).
Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Prevenzione di Catania, riguarda 3 aziende operanti nel settore della coltivazione e dell'allevamento di bovini e ovi-caprini, 324 terreni, 33 fabbricati e 6 veicoli, tutti beni intestati, oltre che a Giuseppe Scinardo, anche alla coniuge Briga Annina e alla figlia Carmela Scinardo, nella loro qualità, rispettivamente, di proposto e terzi interessati. Nell'operazione sono stati impiegati oltre 50 agenti.
La confisca è avvenuta al termine di un iter processuale durato oltre tre anni, e segue quella in via definitiva, sempre a carico della famiglia Scinardo, di beni per 200 milioni di euro nel corso delle operazioni «Belmontino» e «Malaricotta».
I legami tra gli Scinardo e i Rampulla risalgono alla fine degli anni Novanta, quando il latitante Tommaso Somma, cognato di Pietro Rampulla, si nascondeva in un fondo rurale di proprietà di Basilio Scinardo, fratello di Giuseppe, in contrada Ciulla, nel Comune di Mineo.
In quel periodo Giuseppe Scinardo era vicino a Cosa nostra del Calatino, capeggiata da Francesco La Rocca, e aiutava la latitanza di Umberto Di Fazio, reggente della famiglia catanese di Cosa nostra. Inoltre, nelle sue proprietà venivano organizzati incontri mafiosi tra i Rampulla, i rappresentanti della famiglia di Caltagirone e della famiglia di Catania.
Le dinamiche dei legami tra le varie famiglie sono state scoperte grazie alle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, tra cui Umberto Di Fazio e Giuseppe Mirabile. Dalle loro testimonianze è stato possibile ricostruire anche l'interesse degli Scinardo per gli impianti di energie alternative (eolico e fotovoltaico).
31/10/2014 | 7431 letture | 0 commenti
di R.I.
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