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Nove omicidi in ventuno anni, cinque negli ultimi tre
Il "Far West" nelle campagne e i tanti delitti irrisolti
Una lunga scia di sangue tra i pascoli delle colline vizzinesi, diventate uno dei luoghi con la più alta percentuale di morti ammazzati in tutta la Sicilia. Ma le istituzioni continuano a sottovalutare il problema.
Per il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi proprio a Vizzini poco più di un mese fa, i problemi più rilevanti erano la «microcriminalità» e il «disagio sociale». Sulla delicatissima situazione nelle campagne, invece, nemmeno un cenno. Dimenticate anche le promesse e gli impegni del 2013, quando Vizzini crollò nell'incubo della violenza scandita da tre vittime in dieci giorni.
Foto n. 2
Un record poco invidiabile – L'omicidio di contrada Camemi è l'ennesimo di una serie di campanelli d'allarme non uditi o, peggio ancora, sottovalutati. La faida tra i pascoli delle colline iblee ha regalato a Vizzini il poco invidiabile
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In nessun centro del circondario così tante morti violente in così poco tempo.
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primato di città con la più alta percentuale di morti violente in rapporto al numero di abitanti. In nessun centro del circondario, anche quelli notoriamente più "caldi", negli ultimi anni si è sparato e si è ucciso così tanto. Senza contare gli altri fatti slegati dal mondo dell'allevamento.
La cronaca nera è diventata una triste realtà per un paese da "Far West", con buona pace di chi continua a sostenere (anche adesso?) che questi episodi non possono essere associati al contesto locale.

Nel '95 la strage di contrada Mogli – La storia degli ultimi due decenni parla di ben nove morti ammazzati tra gli allevatori nelle campagne vizzinesi, di cui cinque in appena tre anni.
Terreni da pascolo e sconfinamenti erano, nel marzo del 1995, i motivi alla base della lite che sfociò nella strage di contrada Mogli, costata la vita al sessantacinquenne Giovanni Ausilio e ai due figli Giuseppe (27 anni) e Maurizio (25 anni). Ancora oscuro, invece, il movente dell'agguato di cui, tredici anni dopo, restò vittima il trentenne Francesco Nolfo, ucciso in contrada Falso Corrotto davanti al figlio
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In tre sono riusciti a scampare alle vendette, consumate in questi anni
a colpi di bastone e fucili.
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allora dodicenne. Nel marzo del 2013 una nuova impennata di violenza: nel giro di dieci giorni viene ritrovato carbonizzato, in contrada Baudilli a Mineo, il cadavere di Michele Ragusa (pastore 50enne originario Grammichele, scomparso quattro mesi prima) e vengono fatti fuori a colpi di fucile Signorino Foti (57 anni, nato del Messinese, sorpreso dai killer in contrada Risicone insieme al figlio, ferito) e il 37enne Gregorio Busacca. Sette mesi e mezzo fa, invece, ad essere ucciso a colpi di bastone è il cinquantenne Giovanni Cutrera, mentre se la cava con qualche ferita il 37enne che si trovava con lui in contrada Conventazzo e fugge appena in tempo. L'ultimo delitto della lunga serie è quello di Sebastiano Cantali, investito dai colpi di un fucile calibro 12.
In due casi (il delitto del '95 e quello dello scorso ottobre) gli inquirenti sono riusciti a risalire agli autori dei fatti di sangue e al possibile movente. Per l'omicidio del 2008, per la catena di morti del 2013 e per il recente agguato a Cantali, invece, mancano ancora nomi e cognomi di chi ha premuto il grilletto e una spiegazione sul perché lo ha fatto.

Il ricorso alla giustizia "fai-da-te" – Le campagne sono da sempre un ambiente difficile per chi decide di intraprendere un mestiere impegnativo come quello dell'allevatore. Tuttavia, le fatiche quotidiane o l'inefficienza
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Il problema delle campagne non è mai stato seriamente affrontato ed è quindi lontano dall'essere anche soltanto contrastato, se non risolto.
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della giustizia non giustificano in alcun modo il ricorso al "fai-da-te".
Dietro i nove omicidi di questi anni c'è spesso il contrasto tra allevatori per la difesa dei confini e, più in generale, di interessi contrastanti. In alcuni casi, però, le indagini si sono mosse in tutt'altra direzione.
Non sempre, come spiegava Mario Barresi su La Sicilia di qualche tempo fa, si tratta soltanto di «ricotta macchiata di sangue». La violenza, idealmente confinata in periferia, in realtà aggredisce quello che un tempo era il cuore dell'economia locale e, per riflesso, si allarga su altri settori. Quello di Vizzini è un territorio vasto e difficile da controllare, è vero. Ma la sufficienza con la quale in questi anni le istituzioni hanno abbandonato la città, invitandola sostanzialmente a cavarsela da sola (al netto di qualche intervento di facciata), non è certo la migliore delle risposte al dilagare di una prepotente e sempre più preoccupante violenza.
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30/05/2016 | 9446 letture | 0 commenti
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