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La legge del più forte nelle campagne "colonizzate"
Rotta la calma apparente, nuove vendette di sangue
Rotta la calma apparente, nuove vendette di sangue
Gli ultimi omicidi di allevatori risalgono a due anni e mezzo fa. Ma l'assenza di
fatti eclatanti aveva solo mascherato per qualche tempo i problemi tra imprenditori
locali e nuovi padroni dei pascoli.
La tregua, nelle campagne vizzinesi, è durata due anni e mezzo. Da quando, nel
marzo del 2013, un'inquietante catena di delitti ha insanguinato i pascoli al
confine meridionale delle colline iblee. Tre omicidi maturati in circostanze
differenti ma legati da un unico filo conduttore: le vittime (Michele Ragusa,
Signorino Foti e Gregorio Busacca) erano tutti allevatori.
Tensioni continue nella "terra di mezzo" – A sedare la faida e
suggerire di mantenere per un po' il basso profilo, negli ultimi tempi, aveva
contribuito l'operazione "Ciclope" (con 9 ordini di custodia cautelare)
e qualche arresto minore, assestando un duro colpo ai clan in lotta per il controllo
del territorio tra Vizzini e Francofonte.
Sembravano scesi a più miti consigli anche gli abitanti di quell'ambigua "terra di mezzo" sospesa tra beghe di vicinato e ambienti che fanno da anticamera alla criminalità organizzata vera e propria. Una calma apparente, sotto la quale covavano soprusi e promesse di vendette in nome della legge del più forte. Ma le colline narrate da Giovanni Verga sono ancora oggi terre aspre e, soprattutto, hanno nuovi padroni. Lo sanno bene i vizzinesi, che da ieri, in piazza e nei bar, mormorano preoccupati lo stesso ritornello: «Ci hanno "rubato" le campagne». Il chiaro riferimento è ai "colonizzatori" forestieri dei pascoli, che in paese tutti chiamano senza distinzione «muntagnisi». Allevatori perlopiù provenienti dai Nebrodi, che a Vizzini e dintorni, negli ultimi decenni, hanno sviluppato attività agricole in alcuni casi importanti.
Oggi l'interrogatorio di garanzia – Di Tortorici, in provincia di Messina, sono originari anche il 54enne e il 42enne arrestati all'alba di domenica con l'accusa di omicidio volontario in concorso e tentato omicidio. Secondo gli inquirenti sono stati loro, con un'ascia e un bastone, a massacrare il 50enne
Giovanni Cutrera e ferire un suo amico in contrada Conventazzo.
A scatenare la furia omicida sarebbero stati gli incendi, poco prima, di tre vetture, una di proprietà del 42enne e le altre di parenti e amici, che i due presunti autori del delitto riconducono all'opera di Cutrera e del suo complice, spinti a loro volta da volontà di vendetta per precedenti dissidi.
L'interrogatorio di garanzia dei due fratelli, detenuti nel carcere di contrada Noce e difesi dall'avvocato Francesco Villardita, si terrà oggi davanti al gip del Tribunale di Caltagirone, Ettore Cavallaro. Intanto il sostituto procuratore Antonia Sartori e i carabinieri di Palagonia proseguono le indagini sul caso.
Due anni fa una raffica di arresti sembrava aver calmato le acque anche nelle colline adibite a pascoli.
Sembravano scesi a più miti consigli anche gli abitanti di quell'ambigua "terra di mezzo" sospesa tra beghe di vicinato e ambienti che fanno da anticamera alla criminalità organizzata vera e propria. Una calma apparente, sotto la quale covavano soprusi e promesse di vendette in nome della legge del più forte. Ma le colline narrate da Giovanni Verga sono ancora oggi terre aspre e, soprattutto, hanno nuovi padroni. Lo sanno bene i vizzinesi, che da ieri, in piazza e nei bar, mormorano preoccupati lo stesso ritornello: «Ci hanno "rubato" le campagne». Il chiaro riferimento è ai "colonizzatori" forestieri dei pascoli, che in paese tutti chiamano senza distinzione «muntagnisi». Allevatori perlopiù provenienti dai Nebrodi, che a Vizzini e dintorni, negli ultimi decenni, hanno sviluppato attività agricole in alcuni casi importanti.
Oggi l'interrogatorio di garanzia – Di Tortorici, in provincia di Messina, sono originari anche il 54enne e il 42enne arrestati all'alba di domenica con l'accusa di omicidio volontario in concorso e tentato omicidio. Secondo gli inquirenti sono stati loro, con un'ascia e un bastone, a massacrare il 50enne
Le bastonate probabile "risposta" all'incendio di tre automobili.
A scatenare la furia omicida sarebbero stati gli incendi, poco prima, di tre vetture, una di proprietà del 42enne e le altre di parenti e amici, che i due presunti autori del delitto riconducono all'opera di Cutrera e del suo complice, spinti a loro volta da volontà di vendetta per precedenti dissidi.
L'interrogatorio di garanzia dei due fratelli, detenuti nel carcere di contrada Noce e difesi dall'avvocato Francesco Villardita, si terrà oggi davanti al gip del Tribunale di Caltagirone, Ettore Cavallaro. Intanto il sostituto procuratore Antonia Sartori e i carabinieri di Palagonia proseguono le indagini sul caso.
13/10/2015 | 5843 letture | 0 commenti
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