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Redditi Irpef, Vizzini al secondo posto nel Calatino
Ma per tanti i «mille euro al mese» ancora un miraggio
Ma per tanti i «mille euro al mese» ancora un miraggio
Diffusi dal Ministero dell'Economia i dati sui guadagni maturati nel 2012. In pieno
periodo di crisi per i lavoratori una media di 925 euro al mese. Ma ci sono anche 49 "paperoni".
I «mille euro al mese», rivisitazione in chiave moderna delle famose
mille lire cantate da Gilberto Mazzi, restano ancora il desiderio irrealizzato di
gran parte dei lavoratori del Calatino. A rivelarlo sono i dati del Dipartimento
delle Finanze del Ministero dell'Economia, che ha messo online le statistiche dei
redditi Irpef dichiarati lo scorso anno (riferiti, quindi, ai guadagni del 2012).
Cifre che, al netto di un inevitabile "appiattimento" dovuto al calcolo
della media e all'evasione fiscale, forniscono uno spaccato poco incoraggiante di
quanto rende il lavoro (sia autonomo che dipendente) da Caltagirone a Mazzarrone.
Se nella città della ceramica il reddito medio di un lavoratore si è attestato sui 15.163 euro annui, in quella dell'uva da tavola arriva a poco più della metà, appena 8.279 euro. Sono gli estremi di una graduatoria che vede al secondo posto Vizzini (12.609 euro), seguita a ruota da Scordia (12.561 euro). Gli unici Comuni, insieme a Caltagirone, a presentare cifre a tre zeri. In piena crisi, infatti, il reddito medio del lavoratore calatino si attestava sui 925 euro al mese, molto al di sotto della soglia psicologica dei mille euro.
Dati da campanello d'allarme se confrontati con la media nazionale, 20mila euro lordi all'anno, addirittura impietosi quando il termine di paragone diventa Basiglio (in provincia di Milano), Comune di super ricchi da 48 mila euro all'anno.
Inevitabile, dunque, che si abbassi il gettito fiscale. Così i 79.481 contribuenti del comprensorio calatino, con i loro 921,6 milioni di euro di imponibile, pagano poco più di 119 milioni di imposta netta, 12,6 di addizionale regionale e 3,5 di addizionale comunale. Sono 527 i lavoratori che nel 2012 sono andati in passivo, con perdite per oltre 6 milioni. La maggior parte dei contribuenti, poco più di 40mila (50,5%), si attesta comunque nella fascia sotto i 10mila euro, sviluppando redditi per 195 milioni. Bastano, invece, appena 14mila lavoratori nella fascia dai 15-26mila euro annui per produrre 275,5 milioni di guadagni, la metà in quella successiva (26-55mila) per produrne altri 212,8.
L'altra faccia della medaglia sono i super ricchi, quelli a cui la crisi ha intaccato, forse, solo i lussi: nel Calatino in 49 hanno dichiarato più di 120mila euro e si sono spartiti una "torta" da 8,1 milioni. I "paperoni" sono quasi tutti a Caltagirone (40), gli altri si dividono tra Scordia (5) e Mirabella Imbaccari (4).
Una fetta importante dei redditi è rappresentata dalle pensioni, 28.893 assegni mensili che valgono quasi 306 milioni di euro annui. Pesa poco l'imprenditoria: 400 calatini fanno impresa e producono utili per quasi 45 milioni.
Le cifre del Dipartimento delle Finanze non svelano però le disparità tra ricchi e poveri. A far emergere questo aspetto ci ha pensato il ravennate Franco Morelli, ingegnere informatico con la passione per dati e statistiche, che su base nazionale ha calcolato anche il coefficiente di Gini, una misura dell'equa distribuzione della ricchezza.
San Cono, con il suo 0,46, è il Comune calatino con più disuguaglianza tra le retribuzioni, mentre a Mazzarrone e Palagonia, dove il coefficiente di Gini è 0,26, la magra consolazione di avere redditi "salomonici": bassi in egual misura più o meno per tutti.
Se nella città della ceramica il reddito medio di un lavoratore si è attestato sui 15.163 euro annui, in quella dell'uva da tavola arriva a poco più della metà, appena 8.279 euro. Sono gli estremi di una graduatoria che vede al secondo posto Vizzini (12.609 euro), seguita a ruota da Scordia (12.561 euro). Gli unici Comuni, insieme a Caltagirone, a presentare cifre a tre zeri. In piena crisi, infatti, il reddito medio del lavoratore calatino si attestava sui 925 euro al mese, molto al di sotto della soglia psicologica dei mille euro.
Dati da campanello d'allarme se confrontati con la media nazionale, 20mila euro lordi all'anno, addirittura impietosi quando il termine di paragone diventa Basiglio (in provincia di Milano), Comune di super ricchi da 48 mila euro all'anno.
Inevitabile, dunque, che si abbassi il gettito fiscale. Così i 79.481 contribuenti del comprensorio calatino, con i loro 921,6 milioni di euro di imponibile, pagano poco più di 119 milioni di imposta netta, 12,6 di addizionale regionale e 3,5 di addizionale comunale. Sono 527 i lavoratori che nel 2012 sono andati in passivo, con perdite per oltre 6 milioni. La maggior parte dei contribuenti, poco più di 40mila (50,5%), si attesta comunque nella fascia sotto i 10mila euro, sviluppando redditi per 195 milioni. Bastano, invece, appena 14mila lavoratori nella fascia dai 15-26mila euro annui per produrre 275,5 milioni di guadagni, la metà in quella successiva (26-55mila) per produrne altri 212,8.
L'altra faccia della medaglia sono i super ricchi, quelli a cui la crisi ha intaccato, forse, solo i lussi: nel Calatino in 49 hanno dichiarato più di 120mila euro e si sono spartiti una "torta" da 8,1 milioni. I "paperoni" sono quasi tutti a Caltagirone (40), gli altri si dividono tra Scordia (5) e Mirabella Imbaccari (4).
Una fetta importante dei redditi è rappresentata dalle pensioni, 28.893 assegni mensili che valgono quasi 306 milioni di euro annui. Pesa poco l'imprenditoria: 400 calatini fanno impresa e producono utili per quasi 45 milioni.
Le cifre del Dipartimento delle Finanze non svelano però le disparità tra ricchi e poveri. A far emergere questo aspetto ci ha pensato il ravennate Franco Morelli, ingegnere informatico con la passione per dati e statistiche, che su base nazionale ha calcolato anche il coefficiente di Gini, una misura dell'equa distribuzione della ricchezza.
San Cono, con il suo 0,46, è il Comune calatino con più disuguaglianza tra le retribuzioni, mentre a Mazzarrone e Palagonia, dove il coefficiente di Gini è 0,26, la magra consolazione di avere redditi "salomonici": bassi in egual misura più o meno per tutti.
07/05/2014 | 2383 letture | 0 commenti
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